Editoriali

Come perdere la guerra preparandosi alla prossima

Come era prevedibile Hamas ha iniziato a giocare con Israele la partita degli ostaggi. Dopo la liberazione di quattro ostaggi avvenuta a guerra ancora in corso si è giunti all’accordo, mediato dal Qatar, di rilasciare progressivamente altri cinquanta ostaggi in cambio di una tregua di quattro giorni.  L’accordo prevede che se Hamas sarà in grado di localizzare altri trenta ostaggi detenuti da soggetti terzi all’interno della Striscia, la tregua potrà estendersi ulteriormente di un giorno oltre i quattro stabiliti per ogni decina di ostaggi che verrebbero rilasciati in aggiunta a quelli già pattuiti.

Una possibile interpretazione del negoziato è che Hamas si trovi in difficoltà a causa della massiccia offensiva israeliana su Gaza e si sia stato costretto al rilascio di un certo numero di ostaggi per guadagnare tempo e cercare sostanzialmente delle garanzie e una via di fuga per i propri maggiorenti, ma è una interpretazione assai poco convincente.

È  un fatto che Hamas si trovi in difficoltà sotto il profilo militare. Israele ha potuto conquistare senza grandi perdite il nord della Striscia, colpendo come non aveva fatto prima strutture e infrastrutture del gruppo terrorista, ma non lo ha stroncato. Il grosso si trova asserragliato a sud, nei press di Khan Yunis, nascosto nei tunnel sotterranei dove detiene presumibilmente buona parte degli ostaggi, tra cui molti militari.

Per quanto Israele abbia eliminato un numero elevato di jihadisti, la maggioranza resta intoccata. Quello che appare chiaro, al netto dei wishful thinking è che il negoziato abbia svantaggiato Israele e avvantaggiato Hamas. Quest’ultimo ha ottenuto da Israele la cosa che gli premeva maggiormente, l’interruzione dell’offensiva (il rilascio di 150 detenuti nelle carceri israeliane in cambio degli ostaggi ha un peso solo simbolico e del tutto marginale), ovvero quel cessate il fuoco che tutti i nemici di Israele si auspicavano.

Israele ha dichiarato che l’offensiva riprenderà. Non costa nulla fare annunci. La verità è che su una sua eventuale ripresa peserà enormemente la pressione americana affinché la guerra non prosegua. Si cercherà in ogni modo di ottenere il rilascio di altri ostaggi prolungando ulteriormente la tregua e rendendo sempre più difficile a Israele riuscire a trovare la giustificazione per andare fino in fondo.

Qualche giorno fa Benny Gantz ha dichiarato che per sconfiggere Hamas ci vorranno decenni (nemmeno si trattasse della più organizzata e ramificata organizzazione terroristica del pianeta) e che l’obbiettivo primario di Israele è la liberazione degli ostaggi. Obbiettivo sacrosanto, ma non è più quello successivo al 7 ottobre e per il quale Israele è entrato in guerra: sradicare Hamas da Gaza.

Alla vittoria su Hamas Israele ha anteposto l’obbiettivo umanitario, così perderà la guerra e si preparerà alla prossima.

 

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