Dal Giappone all’IDF in onore dei nonni sopravvissuti all’Olocausto

Daniel Tomohiro non è il tipico soldato israeliano. I suoi nonni, ungheresi, sono sopravvissuti all’Olocausto, hanno fatto aliyah e combattuto nella Guerra di Indipendenza di Israele, ma poi si sono trasferiti in Australia, dove la madre di Daniel ha incontrato e sposato un uomo giapponese con il quale si è trasferita a Iwata, in Giappone.
Ora Daniel Tomohiro ha chiuso il cerchio e presta servizio nelle Forze di Difesa Israeliane, sottoponendosi all’addestramento con il 50° Battaglione della Brigata di fanteria Nahal.
Questo mercoledì la sua unità prenderà parte a una cerimonia di giuramento nella Western Wall Plaza di Gerusalemme.

“Mio nonno Ivan, ottantenne, vive a Sydney, in Australia” racconta Tomohiro. “Mi ha detto che ha combattuto in artiglieria durante la guerra d’indipendenza, nel Palmach (la forza di combattimento degli insediamenti israeliani nella Palestina britannica, prima della creazione dello Stato di Israele), ed è stato istruttore in un corso di formazione per ufficiali. Mia nonna è morta quando ero bambino e io ancora non so quello che mio nonno ha fatto nel Palmach”.
I genitori di Tomohiro si sono incontrati quando il suo futuro padre era in viaggio d’affari in Australia. “I miei genitori si sono sposati e trasferiti in Giappone, ma in casa continuavano a parlare di Israele. La mia famiglia è molto filo-israeliana, e credo che le Forze di Difesa israeliane siano l’esercito con i migliori valori morali del mondo”.

Secondo Tomohiro, i suoi nonni gli hanno inculcato un sentimento di curiosità nei confronti di Israele. “Mi sono sentito sempre molto legato ad Israele, ma sono arrivato qui per la prima volta solo quando avevo 18 anni, con i miei genitori e il fratello più giovane”, ha continuato. “Mio fratello maggiore aveva già fatto aliyah ed era nell’unità portavoce dell’IDF. Dopo essermi diplomato in Giappone, sono tornato in Israele, e quattro mesi fa mi sono iscritto ad un corso di ebraismo dell’IDF e ho iniziato la formazione di base. Prestare servizio nell’IDF significa molto per me e per la mia famiglia”.

“Mia nonna era ad Auschwitz. È sopravvissuta solo perché un infermiere tedesco l’ha nascosta con una coperta quando il dottor Josef Mengele è venuto a visitarla. Pensava che fosse morta e questo le ha salvato la vita, perché non ha fatto esperimenti su di lei. Mi sono reso conto, dopo aver ascoltato queste storie, che l’Olocausto è accaduto perché non esisteva lo Stato di Israele. Sono felice di contribuire alla sicurezza di Israele, a rendere l’IDF e Israele più forti, evitando così un altro Olocausto”. 

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