Editoriali

I Cani di Pavlov

Li vediamo all’opera i devoti talebani occidentali che si stracciano le vesti perché Donald Trump ha finalmente, dopo ventidue anni (quando al Senato Usa passo la proposta di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme), certificato l’ovvio, riconosciuto la realtà sotto gli occhi di tutti, che Gerusalemme è la capitale di Israele. In nessun altro paese al mondo la città che ospita il parlamento, la sede del capo del governo o del presidente o di entrambi, la Corte Suprema o Costituzionale, non è la capitale. Solo Israele doveva fare questa eccezione perché per gli arabi-palestinesi, Gerusalemme Est dovrebbe essere la capitale di un loro futuro stato che hanno sempre, senza sosta rifiutato quando si è trattato di negoziare con Israele. Rifiutato, rilanciando la posta e rivelando la loro vera mira, quella iscritta nello statuto di Hamas, ovvero la rivendicazione su tutta la Palestina, considerata islamicamente waqf (perenne dotazione in seno all’Umma).

E dunque abbiamo ascoltato e letto le dichiarazioni di capi di stato che deplorano la scelta di Trump perché metterebbe a repentaglio un fantomatico processo di pace che non è mai esistito nella realtà ma solo nel mondo della fiction di progressisti in buona o malafede sempre pronti ad addossare a Israele la colpa del suo mancato successo. Naturalmente, la colpa può e deve essere solo di Israele, da quando l’Europa ha fatto del filopalestinismo la propria religione laica, una religione costruita sul martirologio palestinese, su un epos vittimario in cui i palestinesi sono stati trasformati in umiliati e offesi e gli israeliani in carnefici e usurpatori.

Oggi, l’odio per Israele a cui si è sempre abbinata una profonda ipocrisia, quella della Francia in testa, il primo paese europeo che vendette Israele alla causa araba quando nel 1967 De Gaulle, alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni, non fece arrivare allo Stato ebraico la fornitura dia armi già pagata adducendo come pretesto che Israele avesse sparato il primo colpo di arma da fuoco e fosse dunque formalmente responsabile della guerra, facendo sparire dalla scena le incursioni, le provocazioni e le dichiarazioni arabe di volerlo spazzare dalla faccia della terra. La stessa Francia, che, nel 1969, aprì a Parigi la prima sede OLP. Così Macron, rimprovera gli USA, come lo fanno la Germania, l’Inghilterra, e altri di scelta improvvida. Certo, meglio sedersi al tavolo con il Qatar, finanziatore di Hamas e fare buoni affari.

Donald Trump è la miccia che dà fuoco a una miscela già esplosiva. Non potrebbe essere altrimenti. I custodi della Virtù, i talebani progressisti ne hanno fatto il loro totem demoniaco. Così, in questi giorni, abbiamo potuto leggere e ascoltare commentatori “autorevoli” sulla stampa nazionale la cui salivazione, simile a quella dei cani di Pavlov, si è fatta copiosa come accade ogniqualvolta Trump agisce. Per loro, solo il suo nome è lo stimolo condizionato che produce un’unica risposta. Associato ad Israele e a una decisione in suo favore li manda in tilt.

Ma quello che succede, lo spettacolo indecoroso di chi, in spregio al presidente americano forse più che allo Stato ebraico si augurerebbe una terza intifada mentre si deve accontentare di protese assai contenute al momento, malgrado l’enfasi data dalla stampa incendiaria, evidenzia un tracollo che è solo una sudditanza psicologica nei confronti delle ragioni del terrore e del jihad.

Giulio Meotti, in un suo incisivo post, rimosso dagli occhiuti e assai selettivi censori di Facebook lo ha evidenziato bene con queste parole:

E’ in corso qualcosa di sinistro. La saldatura fra le manifestazioni del mondo islamico contro Gerusalemme e le condanne dei paesi del mondo islamico contro Gerusalemme e le condanne dei paesi europei e occidentali. Mentre l’Iran promette di “livellare Tel Aviv”, i palestinesi scendono strada al grido dell’Intifada, Hamas lancia missili sulla pianura meridionale israeliana e l’Onu si riunisce d’urgenza (il club dei dittatori e dei corrotti della terra), l’Occidente è unanime nella condanna di Israele e degli Stati Uniti che hanno riconosciuto Gerusalemme capitale dello stato ebraico. Dove sono tutti i commentatori quando Israele finisce sotto attacco? Ho l’impressione che, dalla Francia di Macron ai burocrati della UE, Israele concentri adesso su di sé tutte le volontà di resa dell’Occidente. Con troppa fretta in Europa l’umore si è capovolto, tradendo un inconscio desiderio di liberarsi di Israele. In Occidente si riaffaccia lo spettro di Joseph Goebbels quando diceva che la Danimarca era una minaccia per il Terzo Reich. Oggi al suo posto c’è la piccola e magnifica enclave ebraica”.

I cani salivanti di Pavlov hanno raggiunto la loro apoteosi ghiandolare in questi giorni in cui Trump e Gerusalemme capitale di Israele, sono diventati il segno di una nuova e sperata Apocalisse che travolga entrambi. Liberarsi di Israele (e di Trump), come scrive Meotti, è il loro democraticissimo desiderio. La loro è la notte scura di una ragione che si fa sodale con le ragioni del jihad, è la conclamata patologia di cui Bat Ye’or, con cartesiana lucidità ci ha spiegato i sintomi politico-economici nei suoi libri e anche. Recentemente, su l’Informale in una intervista:

“Il mondo musulmano non ha accettato Israele dal 1948 e anteriormente. Era allo scopo di annientare Israele che la coalizione egiziano-siriana e transgiordana lo ha attaccato nel 1967. Il terrorismo palestinese e l’embargo sul petrolio costrinsero l’Europa a sottomettersi alle condizioni arabe. Nel 1973 il sostegno nei confronti dell’OLP divenne un elemento strutturale indispensabile della politica mediterranea euro-araba. L’antisemitismo, la diffamazione, l’incitamento all’odio e la delegittimazione di Israele divennero una fonte di profitti per l’Europa e andarono a costituire una base inamovibile che condizionò i suoi scambi economici, industriali, commerciali e culturali con il mondo arabo. La decisione europea di sostenere l’OLP in modo da costruire una strategia di unione con il mondo arabo-musulmano del Mediterraneo-Eurabia-ha determinato il condizionamento da parte delle università, dei media e della cultura del pubblico europeo in nome di una politica che ha giustificato moralmente l’eradicazione dello Stato ebraico. Il mondo arabo reclama dall’Europa la creazione della Palestina con Gerusalemme come sua capitale”.

Gerusalemme capitale palestinese, il sogno islamico. Gerusalemme tutta, come tutta la Palestina interamente islamica. Senza più Israele. Sì, si tratta di una resa, a cui chi può, oggi e ieri gli Stati Uniti in testa, si deve coraggiosamente opporre.

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