Il civile che ha sparato al terrorista sul camion: “Non ero l’unico, anche i soldati l’hanno fatto”

La guida turistica che ha sparato al terrorista sul camion ha affermato al giornale israeliano Arutz Sheva: “Mi dispiace di essere stato frainteso. Non ero l’unico a sparare. C’erano anche alcuni soldati che hanno sparato”. A riportare queste parole è la stessa testata che aveva diffuso la notizia del civile che ha sparato, insinuando nell’opinione pubblica che invece i soldati fossero scappati.
Eitan Rund, la guida che ha scaricato tutti i colpi della sua pistola sul terrorista e che con la sua testimonianza ha sollevato molte polemiche e critiche ai soldati e ai cadetti allievi presenti sulla scena, ha espresso il suo dispiacere per come siano state intese le sue parole.
Rund dice di aver parlato con i media israeliani, subito dopo l’accaduto, quando era ancora sconvolto e ancora non era chiara tutta la dinamica dell’attentato. Mentre ora gli è ben chiaro che non sia stato l’unico a sparare al terrorista.

La guida turistica ha sottolineato che già in altre interviste date domenica pomeriggio ha detto di non essere stato l’unico a sparare, ma il modo in cui sono state riportate facevano intendere diversamente.
Rund, che è rimasto lievemente ferito al volto durante l’attentato ha anche detto di aver conosciuto in ospedale un soldato che aveva tentato a suo volta di colpire il terrorista, sparando verso il tir. Quel soldato ha subito danni all’udito.
Il civile ha anche ipotizzato che il montaggio della sua testimonianza abbia contribuito ai fraintendimenti,  chiarendo in ogni caso di volersi tutta la responsabilità per le cose sbagliate che ha detto e che hanno creato un malinteso sull’accaduto.
Già dalle sue prime testimonianze si poteva in realtà capire che non fosse l’unico ad aver sparato al terrorista. Rund ha raccontato che quando ha finito il suo caricatore e il tir continuava la sua corsa, anche altri (i soldati n.d.r.) hanno cominciato a sparare ed è probabile che siano stati loro ad uccidere il terrorista.

Nonostante i chiarimenti, il civile è ancora convinto che si debba indagare sul perché solo un numero esiguo di soldati abbia fatto fuoco sul terrorista, anche se c’erano sul luogo decine di fucili.
Da una prima indagine dell’IDF, si apprende che i cadetti allievi siano fuggiti e si siano nascosti in seguito a un ordine dato da una dei comandanti e dopo che alcuni di loro avevano già aperto il fuoco sul terrorista.
L’indagine è stata svolta dal comandante della Scuola Cadetti, Col. Yaniv Alaluf.
Anche dal video appare chiaro che le reclute non fuggano subito e disordinatamente, ma ordinatamente ed in seguito ad istruzioni ricevute.

Riccardo Ghezzi

Giornalista pubblicista, a un certo punto della sua vita si è accorto di essere più interessato alle vicende di Israele che a quelle italiane. Ha raccolto intorno a sé un gruppo di amici reali e virtuali, competenti e informati su Israele, storia e cultura ebraica, Medio Oriente. E si è convinto che con loro si poteva avviare un nuovo progetto editoriale, così è nato L'Informale.

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