Storia di Israele e dell’Ebraismo

Il Pioniere, la diaspora, la libertà | di Dova Cahan

Riceviamo e pubblichiamo

In questi giorni si è celebrata “La Giornata della Cultura Ebraica in Europa” con il tema “La Diaspora, Identità e Dialogo”.
In questa occasione, mi sono trovata nuovamente in Italia a presentare a Fiuggi, Siena e Livorno il mio libro “Un Askenazita tra Romania ed Eritrea” GDS Edizioni.

A Fiuggi, dopo un’interessante visita nell’antico quartiere ebraico di Anticoli, l’incontro con riferimento al tema della Diaspora si è svolto nella chiesa di Santo Stefano. Organizzatore Pino Pelloni, della Fondazione Levi Pelloni, assieme a Giovanna Napolitano Morelli.

Per il popolo ebraico la diaspora rappresenta quel percorso storico di dispersione e continuo esilio che si verificò in due distinti momenti della storia. Il primo risale alla conquista di Gerusalemme da parte dei babilonesi nel 587 a.C. ed alla conseguente deportazione della popolazione ebraica a Babilonia, noto anche come il periodo della “cattività babilonese”.

Il secondo, datato nel 135 d.C., quando i romani decisero di reprimere, con la distruzione totale della città di Gerusalemme ed il divieto degli ebrei di risiedervi oltre, le continue ribellioni del popolo d’Israele nei confronti delle autorità dell’impero romano. Fu la causa della migrazione forzata in altre terre lontane, un esodo che durò per quasi duemila anni.

Vi è una stretta connessione tra l’argomento della Diaspora in generale e quella della vita di mio padre,
Herscu Saim Cahan, un attivista sionista romeno che fu costretto a vivere sempre con la sua famiglia come
un ebreo errante della diaspora, nonostante la sua volontà fosse quella di raggiungere lo Stato d’Israele per viverci.

Nelle pagine del mio libro si può apprendere questo percorso storico sin dalle origini della mia famiglia,  una famiglia di ebrei della Moldavia, Romania, costretta a vivere sotto quel clima razzista della seconda guerra mondiale, conservando sempre la propria religione, cultura e tradizioni che furono anche la causa di numerosi attacchi ed infinite persecuzioni.

Con l’abbandono definitivo della Romania dovuto all’ascesa al potere del partito comunista, l’esodo e la  diaspora per la mia famiglia continuano, prima con l’esilio impostoci dagli inglesi nella Palestina Mandataria Britannica nel febbraio del 1948, in seguito nuovamente costretti a rifugiarci nella lontana Eritrea, ex colonia italiana nell’Africa Orientale.

A Fiuggi, nella sala Consiliare del Comune, mi è stato assegnato il premio “La Menorah di Anticoli”, l’iniziativa della Fondazione Levi Pelloni e del Centro Studi “Biblioteca della Shoah e le sue Storie” in presenza della curatrice Lucia De Miceli, del sociologo Giorgio Pacifici, di Natan Orvieto ed altri.

A Siena, sempre dell’ambito della Giornata Europea della Cultura Ebraica e sempre sullo stesso tema della Diaspora,
ho presentato nella fastosa sinagoga il mio libro con l’introduzione del Prof. Marco Cavallarin. E lo stesso ho fatto a Livorno alla Libreria Belforte con l’intervento di Guido Guastalla.

Nonostante il mio libro sia un libro basato anche sulla vita della mia famiglia nella diaspora, il termine ebraico “Galut”, ossia esilio, viene riportato una sola volta, in un articolo che mio padre scrisse per il giornale
“Hanoar Hazioni” – “Gioventu’ Ebraica, intitolato “Hahalutz” ossia “Il Pioniere”.

Il Pioniere, nobile avventuriero del popolo ebraico, non consegue alcun arricchimento spirituale e materiale del suo popolo se non attraverso l’acquisizione del tesoro vivo rappresentato dalla terra, l’ISHUV. La terra che sarà del popolo di Israele, creazione quasi completa del pioniere, appartiene a tutti gli ebrei che vivono in GALUT, l’esilio, lontani dalla terra.

Il Pioniere appartiene a tutto il suo popolo, indipendentemente dalle classi sociali di provenienza. Il Pioniere ha gettato il seme che ha prodotto il frutto di un nuovo popolo ebraico, un popolo di lavoratori e di artigiani, un popolo che della fraternità nel lavoro ha fatto il suo ideale.

E’ il trionfo dell’ideale sionista che ha trasformato la gioventù ebraica che non sa più scindere il suo cuore dalla sua nazione. Il Pioniere scrive la pagina più eroica del Risorgimento Ebraico, crede in un’organizzazione sociale corretta, tutto il contrario di quanto il suo popolo ha dovuto sopportare nel passato.

Nell’ultimo paragrafo papà scrive “Soltanto quando il popolo ebraico avrà realizzato per mezzo delle mani ispirate e piene di talento di un noto scultore del suo popolo, nel bronzo e per l’eternità, la statua del “Pioniere” all’ingresso del porto di Tel Aviv, e avrà realizzato un rapporto di calorosa solidarietà con gli altri popoli che lottano per la libertà, allora grazie a lui, avremo conquistato la libertà ed uno stato nazionale libero nella terra promessa di Israele“. Qui finisce il Galut o la Diaspora.

Questo evento culturale che ogni anno si tiene in tutte le nazioni europee, dedicato alla cultura ed alla tradizione dell’ebraismo in Europa, a cui partecipo ogni anno in Italia o in Romania, segna per me la realizzazione di tutti
gli aspetti che riporto nel mio libro così come la figura di mio padre, Herscu Saim Cahan e il suo fervente sionismo.

Dova Cahan

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