Storia di Israele e dell’Ebraismo

Il retaggio ebraico dell’Oktoberfest

L’Oktoberfest, l’annuale festa della birra di Monaco di Baviera in programma quest’anno dal 16 settembre al 3 ottobre, ha radici ebraiche. Questa kermesse, divenuta oggi simbolo della echt-cultura eno-gastronomica tedesca, da secoli è frutto del grande impegno profuso da un gruppo di ebrei tedeschi nella costruzione dell’impero della birra in Germania, prima della Seconda guerra mondiale.

Il coinvolgimento degli ebrei nella produzione della millenaria bevanda iniziò durante il Rinascimento. Prima che venisse promulgata nel 1516 la legge sulla purezza della birra, i mastri birrai potevano utilizzare e miscelare qualsiasi ingrediente volessero. Ma in seguito all’introduzione del Reinheitsgebot (l’editto della purezza) che imponeva solo l’impiego di luppolo, orzo, lievito e acqua, la domanda di luppolo aumentò. Questo avvenne in un momento critico per gli ebrei tedeschi, che espulsi dalle maggiori città si trasferirono nei villaggi delle zone rurali e dovettero cercare nuove occupazioni. Fu così che essi avviarono una nuova attività, perché se era loro vietato birrificare potevano tranquillamente dedicarsi al commercio del luppolo. A Norimberga, ad esempio, nel 1890, circa il 70 per cento delle aziende agricole coltivatrici di luppolo erano di proprietà ebraica. In tal modo, dal XV secolo fino all’ascesa al potere di Hitler, la filiera tedesca del luppolo rimase per la maggior parte nelle mani degli ebrei per poi essere “arianizzata”.

Nel 1869, quando la Confederazione della Germania del nord introdusse la libertà di commercio, i giovani ebrei inventarono una nuova arte: affinare la creazione dei boccali da birra. In una stanza, i boccali in porcellana venivano decorati, in un’altra, i coperchi erano ricoperti da uno strato di stagno, e in una terza stanza le due parti venivano compattate. Fu anche concessa agli ebrei pari dignità, e così non essendo più esclusi dall’industria della birra essi si dedicarono con successo alla produzione della bevanda.

Ad esempio, Jakob von Hirsch, un banchiere della famiglia reale di Baviera, nel 1824 acquistò una tenuta in cui sorgeva un castello a Planegg, appena fuori Monaco, dove impiantare un birrificio, il Planegg Castle Brewery,  che dopo essere stato contrastato per anni iniziò la produzione nel 1836 e divenne il primo stabilimento industriale, riuscendo a rivoluzionare il comparto della birra del paese. In seguito, il Planegg fu confiscato dai nazisti che lo utilizzarono come deposito di medicinali e come rifugio antiaereo durante la Seconda guerra mondiale. Si pensi anche al Löwenbräu che ancor oggi è uno dei birrifici più grandi e di successo della Germania oltre ad essere uno dei sei marchi autorizzati a servire la birra all’Oktoberfest. A metà del XIX secolo, quando la Germania ampliò la sua rete ferroviaria, Moritz Guggenheimer allora a capo dell’azienda birraia colse l’opportunità di questa rivoluzione nel mondo dei trasporti per trasformare la birra Löwenbräu in un prestigioso prodotto d’esportazione. Nel 1895, Josef Schülein rilevò l’Unionbrauerei in fallimento. Intorno al 1903, il birrificio divenne una società per azioni e poi nel 1905 l’azienda acquisì un altro birrificio di Monaco, il Münchner Kindl. Questo assorbimento permise all’Unionsbrauerei di espandere la sua capacità produttiva e aumentare le vendite di birra. Ma lo scoppio della Prima guerra mondiale ebbe gravi conseguenze su tutti i birrifici tedeschi dal momento che le esportazioni diminuirono e le vendite locali subirono un crollo. Schülein però non si fece scoraggiare dalla crisi e nel 1916 acquisì la Kaltenberg una fabbrica di birra a ovest di Monaco che modernizzò rapidamente introducendo un impianto di produzione del malto e apportando altre innovazioni. Dopo la fine della guerra la Löwenbräu navigava in pessime acque e nel 1921 si procedette a una fusione con la Unionsbrauerie, mantenendo il prestigioso nome. Josef Schülein cedette il timone al figlio Hermann, che divenne il presidente della società e azionista di maggioranza riuscendo nell’impresa di incoronare la Löwenbräu come fabbrica di birra più grande della Germania. Con l’avvento al potere dei nazisti, nel 1933, tutti i membri ebrei del consiglio di amministrazione del birrificio, furono costretti a dimettersi, la società fu “arianizzata” e venduta a tedeschi non ebrei. Josef Schülein si ritirò nel castello di Kaltenberg, dove morì nel 1938. I nazisti confiscarono le proprietà della famiglia Schülein e deportarono a Dachau un altro figlio di Josef, Fritz. Quanto a Hermann, nel 1935, riuscì a fuggire a New York con la sua famiglia e divenne direttore del famoso birrificio Rheingold di Brooklyn, fondato da un’altra famiglia ebrea che aveva lasciato la Germania alla fine del 1800.

Il castello di Kaltenberg ritornò nelle mani degli Schülein nel 1948 e Fritz, reduce dalla prigionia a Dachau, si occupò della gestione del birrificio che non riuscì però a bissare il successo antecedente alla guerra. Nel 1954, l’epilogo: il marchio fu venduto ai discendenti della casa reale bavarese dei Wittelsbach e ora il principe Luitpol Rupprecht Heinrich, Prinz Von Bayern,  pronipote dell’ultimo re di Baviera, Ludwig III, è l’amministratore delegato del König Ludwig Schlossbrauerei Kaltenberg. Anche il Löwenbräu ritornò agli Schülein dopo la guerra, ma pure questo fu venduto. Quanto al castello di Planegg, nel 1950 fu restituito alla famiglia Von Hirsch, ma dal 1964 funge da deposito per la Biblioteca statale bavarese.

La cultura tedesca della birra affonda le radici nella saga delle famiglie ebree tedesche produttrici di questa bevanda plurisecolare che è frutto di passione e simbolo di orgoglio nazionale. Famiglie che hanno lasciato la loro impronta in questo bene culturale plurisecolare da riconoscere come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

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