Il tradimento dell’Europa

Non si possono comprendere chiaramente le ragioni persistenti e incistate dell’odio per Israele se non si tiene conto in modo adeguato delle conseguenze dell’alleanza tra Europa e paesi arabi negli anni Settanta e di cui Bat Ye’Or, la grande studiosa ginevrina, ha più volte dato conto nei suoi libri e nelle interviste rilasciate. Il principale attore europeo di questa strategia di cooperazione economico-politica fu la Francia. Come ha ribadito Bat Ye’Or (nella foto) in una recente intervista

A livello strategico, il generale De Gaulle e la sua cerchia più ristretta auspicavano la creazione di un blocco solidale euro-arabo mediterraneo la cui potenza, a livello internazionale, avrebbe eclissato quella dell’America e del blocco sovietico. L’appoggio francese e poi europeo alla guerra araba contro Israele, la legittimazione del terrorismo dell’OLP, il sostegno irrevocabile ad Arafat, la loro invenzione e sacralizzazione di una “causa palestinese”, deviavano verso Israele l’odio jihadista contro le antiche potenze coloniali, divenute delle alleate. La guerra euro-araba contro Israele garantiva la sicurezza dell’Europa contro il terrorismo e promuoveva la riconciliazione islamico-cristiana, fra Arabi ed Europei. La guerra europea contro Israele è stata il fondamento del riavvicinamento euro-arabo e la garanzia del suo successo.

Difficilmente si può essere più chiari nella individuazione dei plessi principali della questione i cui risultati sono davanti ai nostri occhi. Israele doveva e deve essere sacrificato alla convergenza di quei magnifici interessi franco-euro-arabi che avrebbero disegnato l’Europa del futuro, quella in cui viviamo.

La “causa palestinese” già confezionata a tavolino alla fine degli anni Trenta dai Fratelli Musulmani con la complicità dell’allora Mufti di Gerusalemme, Amin Al Husseini, è stata ristrutturata e implementata dall’Europa, sotto l’impeto dell’impulso francese. De Gaulle aveva già dato buona prova del nuovo corso in atto pugnalando Israele alla schiena alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni, quando si rifiuto di fare avere allo stato ebraico minacciato di distruzione dagli eserciti coalizzati di Egitto, Siria e Giordania, le forniture di armi che erano state già pagate. Il pretesto fu che il responsabile della guerra fosse Israele, perché aveva di fatto sparato il primo colpo.
Sacrificando Israele agli arabi per puri interessi economico-strategici l’Europa si illudeva di ottenere in cambio anche una tutela nei confronti del terrorismo arabo-islamico all’interno delle proprie frontiere. Le rivelazioni di Francesco Cossiga nell’agosto del 2008 sul cosiddetto “Lodo Moro”-il patto di non aggressione stilato negli anni Settanta tra il Sismi e l’OLP il quale garantiva ai terroristi palestinesi di potere fare transitare in Italia uomini e armi il cui utilizzo sarebbe stato contro obbiettivi europei legati a Israele-si iscrive all’interno di questa strategia globale.
Questo scenario pregresso è ancora quello dentro al quale ci muoviamo e la Francia, la quale malgrado le grandi convergenze di interessi con i paesi arabi, non è stata risparmiata dal terrorismo di matrice islamica, è sempre al primo posto nel suo afflato pro-arabo e anti-israeliano. Basti ricordare dopo la strage di Charlie Hebdo, le polemiche sorte per la presenza alla marcia di solidarietà del premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre non c’era stata alcuna obiezione nei confronti di Abu Mazen.

Si tratta di un automatismo tuttora legato a convergenze economiche e a una tradizione ormai consolidata di pro-palestinismo; un segno eloquente di volontà suicida. Invece di riconoscere in Israele il proprio stesso volto, i valori che l’hanno costituita in quanto tale, l’Europa ha scelto gli arabi facendo del palestinismo una religione laica fondata sul principio della giustizia denegata.
Il popolo palestinese, un costrutto ideologico politico creato dopo l’esito favorevole a Israele della Guerra dei Sei Giorni, è stato vittimizzato allo scopo di condannare Israele, facendone uno stato canaglia da esecrare e punire. Tutto questo ci riguarda oggi, ogni giorno. I continui attacchi contro Israele, istituzionali, accademici, burocratici, sono infatti parte di un’unica opera di demonizzazione che favorisce costantemente l’agenda araba e islamica, quella a cui l’Europa ha dato, fin dagli anni Settanta il proprio incondizionato assenso.

Niram Ferretti

Niram Ferretti

Nato a Milano nel 1965, si è trasferito a Roma dove ha vissuto per lunghi anni laureandosi in filosofia presso i padri gesuiti. Ritornato a Milano senza alcuna nostalgia per l'Urbe e impegnato con un romanzo piuttosto ambizioso (e come tale destinato o al fallimento o al monumento), è quotidianamente in trincea per Israele contro l'agguerrito battaglione dei suoi denigratori.

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