Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

Israele e l’identità smarrita dell’Europa

Essce oggi nelle librerie italiane il nuovo libro di Niram Ferretti, “Il Capro espiatorio, Israele e la crisi dell’Europa” edito da Lindau. Anticipiamo una parte dell’introduzione. 

Giunti ormai oltre la metà del secondo millennio viviamo un’epoca di grande incertezza e confusione. Ciò è dovuto al fatto che qui in Europa soprattutto, con perseveranza e compiaciuto accanimento, ci siamo specializzati in una serie di congedi. Questi congedi riguardano, in diverse forme, il nostro ubi consistam: il senso di identità, di appartenenza, di coesione, senza i quali non si è nulla più se non una congerie di cose, un ammasso amorfo senza centro.

Essi sono la conseguenza di una lunga serie di smottamenti che hanno portato alla convinzione maggioritaria che ciò che viene chiamato ambiguamente progresso, consista sostanzialmente nel disarticolare o addirittura annientare convinzioni, tradizioni, stili di vita, valori, che per secoli hanno accompagnato e costituito la civiltà occidentale in quanto tale.

Il progresso così come viene pubblicizzato, sarebbe esattamente ciò, una cancellazione, o rimozione del passato dell’Europa, del suo portato storico-culturale, delle sue essenziali radici giudaico-cristiane, in nome di un oltrepassamento che viene declinato genericamente e tautologicamente appunto come progresso. In altre parole, ai cittadini europei è stato chiesto senza sosta dalle élite politiche e dall’apparato massmediatico ad esse consustanziale, dal dopoguerra a oggi, di firmare fiduciosamente e giulivamente una cambiale in bianco.

Dentro questa concezione di progresso, come affrancamento e congedo, c’è, simile a un aculeo avvelenato, l’idea che lo stesso concetto di Occidente e la civiltà che esso ha prodotto, vadano fatte lentamente (ma non troppo) scomparire, non solo perché superati da presunte e inflessibili leggi della storia, ma soprattutto perché sbagliati, ingiusti. Il futuro, il progresso, avrebbero dunque una fisionomia morale, e chiederebbero, per potersi realizzare compiutamente, la morte per eutanasia di quanto è dichiarato essere un male.

Si tratta di una precisa e ben articolata Weltanschauung che ha informato e informa la narrativa progressista della storia nella sua declinazione più radicale, per la quale tutto ciò che frenerebbe la libertà dell’individuo, i suoi desideri e le sue istanze, sarebbe solo un impedimento a una piena emancipazione, al dispiegamento della sua essenza più profonda. Il problema è che nessuno sa in cosa consista esattamente questa essenza. Ma una cosa è data per scontata, si tratta di abbattere il più possibile i confini, di togliere gli impacci. Ciò è dovuto a un assunto assai semplice quanto fraudolento, che la storia si declini solo sulla base di rapporti di potere. Togliere il potere a chi lo ha per darlo a chi non lo ha, risarcire le “vittime” una volta individuate, è un imperativo inamovibile della visione progressista, e di coloro i quali, facendosene paladini, sono fermamente convinti di essere dalla parte giusta della storia, guidati e illuminati da una vista superiore.

In questo contesto si iscrive anche la questione di Israele e la feroce avversione nei suoi confronti che l’egemonia culturale della sinistra, dal dopoguerra a oggi ha progressivamente (mi si conceda il calembour) maturato e linguisticamente imposto, trasformando gli arabi palestinesi in vittime e gli ebrei, (vittime per antonomasia del Novecento), in oppressori. In questo senso, e in modo molto netto, la realtà è stata capovolta e al suo posto è stata intronata la menzogna.

Israele, come l’Occidente, per tutti coloro che guardano al progresso, al risarcimento delle vittime, e al capovolgimento delle strutture di potere, sarebbe ingiusto in se stesso, un errore della storia, così come la stessa storia occidentale sarebbe complessivamente, nel suo assetto, una serie di errori da emendare.

La terribilità della menzogna sta nel fatto che essa ha come finalità quella di negare la realtà, di cercare di impedirle di mostrarsi. Il suo scopo ultimo, se potesse farlo, è assassinare la realtà stessa, farla scomparire dalla scena. In questo senso, l’assassinio in effige di Israele non è solo la prerogativa di antisemiti incalliti, di nostalgici di Hitler, ma è, molto più temibilmente, il risultato del profondo e traumatico processo di smarrimento e di masochismo che la società occidentale, l’Europa emblematicamente, ha attraversato fino ad ora, affabulata da illusionisti e lanternai magici i quali, in nome (di nuovo, inevitabilmente) del progresso, hanno detto e ci dicono che il destino dell’umanità è multiculturale, post-identitario, liquido, ibrido, e che chiunque difenda le prerogative di una identità netta, di un assetto stabile e fondato, di tradizioni consolidate, di confini territoriali o identitari, è un nemico della libertà.

Ironico che chi si fa promotore di tutto ciò, e accusa poi Israele di essere uno stato razzista in cui si praticherebbe l’apartheid e la violenza quotidiana verso gli arabi palestinesi, appoggi poi ideologicamente, esattamente coloro, gli arabi palestinesi, che hanno nell’Islam, (quanto di più identitario, coeso e suprematista possa esserci), la loro casa. Ma non può sorprenderci più di tanto, poiché è l’inevitabile e paradossale conseguenza di avere voltato le spalle alla ragione e di avere preferito ad essa illusioni, allucinazioni ad occhi aperti, astrazioni fantasmatiche.

Questo libro dunque non parlerà solo di Israele, ma di quello che gli ribolle intorno, di un generale smarrimento, di una drammatica, accanita e nefasta perdita di senso e dunque di realtà. E quando la realtà è smarrita si smarrisce anche la verità e insieme ad essa la consistenza effettiva delle cose. Difficilmente qualcosa potrebbe essere più tragico.

 

https://www.lindau.it/Libri/Il-capro-espiatorio

Torna Su