Israele e Medio Oriente

Israele, l’Onu e il tardivo discorso di Ban Ki-Moon

Nel suo discorso di addio al Consiglio di Sicurezza, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha finalmente ammesso quel che tutti sanno: che l’ONU è animata da un forte e costante pregiudizio contro Israele.
Decenni di manovre politiche hanno creato un volume sproporzionato di risoluzioni, rapporti e conferenze” contro Israele, ed ha aggiunto che “in molti casi, piuttosto che aiutare la causa palestinese questa situazione ha impedito all’ONU di svolgere il suo ruolo con efficacia“.
L’ambasciatore di Israele all’ONU, Danny Danon, ha sottolineato che l’ammissione pubblica di questa ipocrisia arrivava tardi, perché in questi anni l’ONU ha approvato 223 risoluzioni di condanna di Israele, mentre quelle che condannavano la Siria per il massacro dei suoi cittadini negli ultimi sei anni sono state solo 8.

Ban Ki-Moon ha anche affermato, nel medesimo contesto, che “mentre il conflitto israelo-palestinese non è la causa delle guerre in Medio Oriente, la sua soluzione potrebbe creare una situazione favorevole alla pace in tutta la regione“. “Il diritto del popolo ebraico ad avere uno stato non nega il diritto del popolo palestinese ad uno stato – ha aggiunto – e nello stesso tempo Israele deve riconoscere che il fatto che uno stato democratico, uno stato di diritto, mantiene il popolo palestinese sotto occupazione militare continuerà a generare critiche“. E, proseguendo, ha anche detto che “il progresso in questa regione, comunque, sarà difficile fintanto che le autorità palestinesi non si decidano a intraprendere passi concreti e coraggiosi per impedire incitamento e la violenza…La situazione è destinata ad esplodere fintanto che le restrizioni ai movimenti non siano eliminate e vengano soddisfatti i bisogni umanitari; fintanto che gli attacchi con razzi, la costruzione di tunnel ed il contrabbando non cessino” ed ha concluso con una esplicita condanna di Hamas per la sua “carta costitutiva antisemita che mira alla distruzione di Israele“. “Hamas deve, una volta e per sempre, rinunciare all’uso della violenza e riconoscere il diritto di Israele ad esistere a fianco di uno stato palestinese, in accordo con tutte le principali risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e gli accordi fra le parti“.
Meglio tardi che mai, questo discorso avrebbe dovuto farlo dieci anni fa.
Dal primo gennaio 2017 Ban Ki-Moon verrà sostituito dal portoghese Antonio Guterres, e ci dobbiamo augurare che le parole di Ban lo accompagnino durante il suo mandato.

Giusto per non lasciarci trascinare ad un ottimismo che fino a prova contraria riterremo prematuro, possiamo segnalare che la direzione artistica del un museo parigino delle Arti Decorative, formata da esperti di architettura, ha definito “un capolavoro del Bauhaus” il campo di sterminio di Auschwitz e ha inserito questa opera di Fritz Ertl nella mostra “Lo spirito del Bauhaus”.

4 Commenti

4 Comments

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    Guido Schiesari

    17 Dicembre 2016 a 18:06

    Ora che non conta più nulla, e i soldi degli Stati arabi non entreranno più nelle sue tasche, può anche scusarsi con Israele, ma i danni ormai li ha fatti, e parecchi!

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    ted

    18 Dicembre 2016 a 11:13

    NO, non sono d’accordo… QUESTO DISCORSO Ban Ki-moon – lui o chi per esso – AVREBBE DOVUTO FARLO DIECIMILA ANNI FA….. sic! Oggi è molto troppo tardi, dopo i crimini sconsideratamente subiti a causa della follia dis-umana per secoli e secoli, a ri-sic!!

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    mario camerini

    18 Dicembre 2016 a 16:20

    le ultime 4 righe.. si può sapere la fonte della notizia? grazie mille.

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    Carlo

    1 Febbraio 2017 a 9:19

    Non riesco a comprendere il senso di tutto questo. Perché Ban Ki-Moon dice questo solo ora? Si è improvvisamente svegliato oppure lo pensava anche prima ma semplicemente non poteve dirlo? Se è così che senso ha una organizzazione che dovrebbe tutelare il diritto internazionale ma che non consente ai suoi membri (addirittura al suo Segretario Generale) di dire semplicemente la verità.
    L’Onu cosa rappresenta oggi? La risposta, se è quella che penso, mi inquieta alquanto!

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