Israele e Stati Uniti

La capitolazione di Israele che chiede Biden

Il piano in tre fasi articolato ieri da Joe Biden nelle sue modalità essenziali, sei settimane di tregua congiunte a un cessate il fuoco completo e il ritiro di tutte le forze israeliane da Gaza e il rilascio di un numero limitato di ostaggi da pareggiare in ampio esubero con quello di terroristi palestinesi, a cui seguirebbe un negoziato preludente la fase due, ovvero la cessazione permanente delle ostilità con la liberazione di altri ostaggi e quindi l’avviarsi della terza fase la ricostruzione delle zone distrutte di Gaza, non è nulla di nuovo. Si tratta dello stesso canovaccio già presentato al Cairo e il cui esito sarebbe la sconfitta di Israele e la vittoria di Hamas. Nulla in questa bozza, infatti, fa accenno allo scopo fondamentale della guerra, che non è la liberazione degli ostaggi, ma la demilitarizzazione di Hamas a Gaza e il ripristino della sicurezza ai confini di Israele.

Come ha lucidamente evidenziato Jonathan Spyer su The Spectator, “È possibile che la pressione interna delle famiglie degli ostaggi e dei loro sostenitori che giungono fino al gabinetto di guerra, unita alla pressione esterna delle potenze occidentali derivante dall’indignazione per come si presenta la guerra, portino alla fine della campagna militare, lasciando intatto il potere di Hamas. Se così sarà, questo esito conterrà una lezione molto incoraggiante per tutti coloro che desiderano danneggiare le democrazie occidentali”.

Vincere la guerra, per Hamas, come qui non ci siamo mai stancati di ripetere, non significa sconfiggere l’esercito israeliano sotto il profilo militare, compito impossibile per l’esorbitante sproporzione di mezzi a disposizione a favore di Israele, ma restare a Gaza, potere continuare ad avere un ruolo politico nel suo futuro e dunque affermare di avere “resistito” contro “l’entità sionista”.

Per giungere a questo esito, Hamas necessita della garanzia incontrovertibile che Israele lasci Gaza, e che quindi termini la guerra. È la garanzia che la Casa Bianca, appoggiata in maggioranza dalle Cancellerie europee, desidera concedergli.

 

 

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