Israele e Medio Oriente

La farsa di Parigi

La conferenza per la pace in Medioriente che avrà luogo a Parigi il 15 gennaio sarà una grande messinscena, una truffa mediatica il cui scopo, avvolto dalla magniloquente retorica francese, sarà quello di mettere Israele, dopo 70 anni, di fronte all’unica opzione possibile, la nascita di uno Stato palestinese.

Tutta la storia precedente, dall’offerta fatta nel 1937 dalla Commissione Peel agli arabi di insediarsi sul 70% del territorio della Palestina, fino alla proposta Olmert del 2008, alle quali sempre gli arabi, poi diventati “palestinesi” hanno costantemente opposto il loro rifiuto, scomparirà nel nulla.

Il perenne rifiuto arabo a tutte le proposte di pace fatte da Israele sarà l’omissione macroscopica. Al suo posto ci sarà, c’è da giurarci, la responsabilità di Israele, il dovere di Israele, la necessità per Israele, di fare nascere uno Stato palestinese. Perché è Israele, dal 1967 in poi, in virtù di una incessante propaganda, a essere presentato al mondo come il principale responsabile del mancato venire in essere di questo Stato, che gli arabi, o meglio i palestinesi, hanno fatto di tutto perché non venisse in essere.

Conferenza decisa con tempismo intenzionale cinque giorni prima che Donald Trump, sulla carta il presidente americano più filoisraeliano del dopoguerra, si insedi operativamente alla Casa Bianca. Conferenza che si appoggerà all’oscena Risoluzione 2334 passata all’ONU il 23 dicembre scorso, la quale ha fatto di Gerusalemme Est e degli insediamenti in Cisgiordania, realtà illegali, “territori palestinesi occupati”, disconoscendo l’impianto stesso della Risoluzione 242 secondo cui Israele non ha alcun obbligo di abbandonare tutti i territori catturati nel 1967, soprattutto dopo avere restituito il Sinai all’Egitto e lasciato Gaza.

Israele sarà il grande assente alla conferenza. Ma non sarà soltanto la sua assenza a pesare, possiamo già esserne certi. L’assenza maggiore sarà quella della verità. E la verità è che mai gli arabi e poi gli arabi-palestinesi hanno accettato l’esistenza dello Stato ebraico. E senza questo essenziale requisito, fondamentale e necessario, conferenze come quella che si terrà domenica a Parigi, in cui la Francia vorrebbe fare da mazziere e distribuire le carte di un futuro assetto mediorientale come ai tempi del suo padronato coloniale, restano solo costose e inutili esibizioni.

2 Commenti

2 Comments

  1. Avatar

    Elisabetta

    15 Gennaio 2017 a 11:14

    Ecco speriamo che sia inutile e che la si possa archiviare senza fare altri danni. Sui paesi occidentali sponsor di questa schifezza inutile spendere una parola. Poi su quanto sia gradita ai paesi arabi, è da vedere. Sicuramente alcuni, dietro la facciata del ‘diamo addosso a Israele’ non sono così entusiasti.
    Credo però che per Israele sia giunto il momento di prendere decisioni sui confini e di tirarsi fuori da questa melma in cui si cerca di farlo affondare. È pensabile che ciò possa essere fatto con i paesi arabi della zona (Egitto e Giordania) lasciando fuori i palestinesi?

    • Niram Ferretti

      Niram Ferretti

      16 Gennaio 2017 a 21:52

      E’ possibile in una prospettiva strategica lungimirante fatta di incentivi economici e accordi politici. Si tratterebbe di Cedere l’Area A e B della Cisgiordania alla Giordania dove di fatto la maggioranza della popolazione è araba-palestinese e trovare contestualmente una intesa con l’Egitto affinchè dietro un robusto sostegno economico sia disposto ad assorbire una buona parte della popolazione di Gaza sottomessa al dominio di Hamas, Questo comporta che Hamas sia neutralizzato, impresa certo non facile ma nemmeno impossibile.

      In altre parole, invece del sorgere di uno Stato palestinese che sarebbe solo un enclave terrorista nel cuore di Israele si riconsegnerebbero alla Giordania e all’Egitto, due aree territoriali che si erano già accaparrate dopo la Guerra dei Sei Giorni.

      Nel caso della Cisgiordania Israele si annetterebbe l’Area C che è già sotto tutela israeliana. Vaste programme? Indubbiamente. Per poterlo implementare è necessaria una nuova strategia americana che si apra a una prospettiva del genere e sostenga convintamente Israele in questo senso.

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