Israele e Medio Oriente

La “grande marcia del ritorno” palestinese, una vittoria della propaganda nazista

Fallita l’Intifada promessa dai palestinesi dopo la decisione del presidente statunitense Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e di spostare l’Ambasciata da Tel Aviv, sta fallendo anche la “grande marcia del ritorno” voluta da Hamas nella Striscia di Gaza. Dei 30.000 partecipanti annunciati in pompa magna dai media di tutto il mondo ne sono rimasti poco più della metà, ma al di là della partecipazione numericamente degna di un corteo studentesco italiano anche la macchina della propaganda messa in moto con grande organizzazione si sta inceppando. La risposta dell’esercito israeliano è stata efficace, l’abbattimento di una decina di terroristi e miliziani di Hamas, schedati e identificati come tali, ha messo a tacere ogni tentativo di incolpare Israele della morte di civili o bambini palestinesi. Non ci sono stati omicidi di innocenti, nonostante alcuni organi di informazione e persino esponenti politici si ostinino con encomiabile testardaggine a credere e far credere il contrario.



Cos’è rimasto, quindi, ad Hamas? La brillante idea di bruciare pneumatici con l’obiettivo di creare una nube tossica al fine di rendere difficoltosa la visuale ai cecchini israeliani, ma l’unico risultato sarà quello di produrre inquinamento nella Striscia di Gaza mettendo a rischio la salute dei palestinesi stessi, e proseguire con la propaganda di stampo nazista.

Il Jerusalem Post ha pubblicato la foto, diffusa dall’esercito israeliano, di una bandiera con la svastica sventolante vicino a due bandiere palestinesi


Non c’è affatto da stupirsi, considerando che la propaganda filopalestinese sugli ebrei che sparano nella schiena dei bambini sembra presa in prestito da Goebbels in persona


Certo, ci sarebbe da chiedersi per quale motivo facebook decida di avvisare che il video potrebbe contenere immagini di violenza contro “un bambino o un adolescente” ma è importante non censurarlo perché “potrebbe contribuire alla sua salvezza”, dando credito alla propaganda filopalestinese e alimentando odio nei confronti di Israele ed ebrei. Lo stesso facebook che ha notificato ai gestori della pagina “Amici di Israele” la rimozione di un link della testata Il Foglio basandosi su segnalazioni in massa ricevute da gruppi organizzati di antisionisti


Prendiamo atto che anche il social network più famoso del mondo dà credito alle menzogne e alla propaganda di parte, avallando la versione secondo cui Israele sarebbe violento e “nazisti” e i palestinesi invece i “nuovi ebrei”.
Difficile continuare a sostenerlo, con le statistiche ufficiali che parlano chiaramente di terroristi abbattuti e non di civili uccisi e con i manifestanti palestinesi che espongono fieramente una bandiera nazista. E sarà anche imbarazzante definirsi ancora “antifascisti” e contestualmente dalla parte dei palestinesi.



Ma c’è anche chi non avrà di questi problemi. Tra gli antisionisti qualcuno ha capito perfettamente che gli ebrei sono i cattivi e che quindi Hitler andrebbe rivalutato


Costoro probabilmente continueranno a pensare che l’antisionismo non abbia nulla a che fare con l’antisemitismo.
Forse era questo il vero obiettivo della “marcia del ritorno” dei palestinesi, apparentemente fallita su tutta la linea: far trionfare la propaganda neonazista.

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