Stati Uniti e Medio Oriente

L’amministrazione Biden e il vecchio copione

A seguito dei proclami pre elettorali la “nuova” amministrazione Biden ha iniziato a muoversi concretamente in Medio Oriente. Uno dei primi atti concreti è stato il rifinanziamento dell’Autorità Palestinese dopo che l’amministrazione Trump aveva deciso di sospendere praticamente tutti i finanziamenti americani, a causa della pluriennale consuetudine palestinese di erogare un lauto stipendio ai terroristi condannati o alle loro famiglie. Di questa vergognosa consuetudine ne abbiamo già reso conto in modo dettagliato, (http://www.linformale.eu/lautorita-nazionale-palestinese-e-la-finta-lotta-al-terrorismo/). Oltre a pagare stipendi ai terroristi, è abitudine dell’Autorità Nazionale Palestinese, nonché dell’agenzia ONU UNRWA che assiste da ormai 60 anni i perenni profughi palestinesi e i relativi discendenti, quella di pubblicare testi scolastici dal contenuto fortemente antisemita e di istigazione all’odio verso il popolo ebraico. Anche di questo argomento ci siamo già occupati (http://www.linformale.eu/il-problema-dei-rifugiati-lunrwa/).

Appare molto interessante la motivazione addotta dall’Amministrazione Biden per riprendere questi finanziamenti (sono già 100 milioni di dollari stanziati dei quali 15 già erogati). Il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha giustificato il finanziamento in questo modo: “Continuiamo a credere che il sostegno americano al popolo palestinese, compreso il sostegno finanziario, sia coerente con i nostri valori. È coerente con i nostri interessi. Naturalmente, è coerente con gli interessi del popolo palestinese. È anche coerente con gli interessi del nostro partner, Israele, e avremo altro da dire in futuro”.

Sono almeno due le considerazioni da fare sulle parole del portavoce del Dipartimento di Stato americano. La prima è in merito alla frase “Continuiamo a credere che il sostegno americano al popolo palestinese, compreso il sostegno finanziario, sia coerente con i nostri valori”. Che i valori americani (ma più probabilmente quelli dell’attuale amministrazione) coincidano con quelli di un’autorità che ha istituzionalizzato il pagamento di salari ad assassini di civili, che ha istituzionalizzato la glorificazione di terroristi definendoli “martiri” e che spende ingenti somme per testi scolastici che incitano all’odio anti ebraico lascia perlomeno sconcertati. La seconda considerazione è in merito alla frase “È anche coerente con gli interessi del nostro partner, Israele, e avremo altro da dire in futuro”. Che questo sia coerente con gli interessi di Israele è perlomeno dubbio, che sia poi il Dipartimento di Stato ad affermarlo e non il governo di Israele è indicativo di come questa amministrazione tenga in conto gli “alleati”. E’ da sottolineare come questo modo di pensare sia molto radicato sia nel Dipartimento di Stato sia tra i democratici da numerosi anni. E’ infatti perfettamente in linea con il pensiero paternalista (e un po’ razzista) che contraddistingue i funzionari e gli esponenti democratici nello stabilire cosa sia il bene di Israele a prescindere dalla volontà degli israeliani stessi, in base alla convinzione per la quale “noi sappiamo meglio di voi che cosa bisogna fare per il vostro bene”.

Sono almeno due le considerazioni da fare sulle parole del portavoce del Dipartimento di Stato americano. La prima è in merito alla frase “Continuiamo a credere che il sostegno americano al popolo palestinese, compreso il sostegno finanziario, sia coerente con i nostri valori”. Che i valori americani (ma più probabilmente quelli dell’attuale amministrazione) coincidano con quelli di un’autorità che ha istituzionalizzato il pagamento di salari ad assassini di civili, che ha istituzionalizzato la glorificazione di terroristi definendoli “martiri” e che spende ingenti somme per testi scolastici che incitano all’odio anti ebraico lascia perlomeno sconcertati. La seconda considerazione è in merito alla frase “È anche coerente con gli interessi del nostro partner, Israele, e avremo altro da dire in futuro”. Che questo sia coerente con gli interessi di Israele è perlomeno dubbio, che sia poi il Dipartimento di Stato ad affermarlo e non il governo di Israele è indicativo di come questa amministrazione tenga in conto gli “alleati”. E’ da sottolineare come questo modo di pensare sia molto radicato sia nel Dipartimento di Stato sia tra i democratici da numerosi anni. E’ infatti perfettamente in linea con il pensiero paternalista (e un po’ razzista) che contraddistingue i funzionari e gli esponenti democratici nello stabilire cosa sia il bene di Israele a prescindere dalla volontà degli israeliani stessi, in base alla convinzione per la quale “noi sappiamo meglio di voi che cosa bisogna fare per il vostro bene”.

Entrando brevemente nel merito della questione dei nuovi finanziamenti, è opportuno sottolineare che dal 2018, negli USA, è in vigore la legge nota come Taylor Force Act, la quale proibisce espressamente il finanziamento di organizzazioni o amministrazioni implicate direttamente o indirettamente nell’uccisione di cittadini americani. In forza a questa legge, l’amministrazione Trump aveva sospeso tutti i finanziamenti all’ANP. La decisione di Biden di riprendere l’erogazione di soldi all’Autorità palestinese sembra fin dall’inizio in aperto contrasto con questa legge.

Il 26 marzo scorso, l’Ufficio di Contabilità Governativa con propria notifica al Congresso metteva in luce che il Dipartimento di Stato e l’USAID nel riprendere i finanziamenti, lo faceva senza aver adeguatamente controllato i criteri antiterrorismo come impone la legge. Questo vale sia per i 15 milioni già versati per progetti generici “anti pandemia” sia per i 85 milioni stanziati per progetti non meglio specificati. Nonostante la legge imponga un vigilanza ben accurata sulla destinazione dei fondi, l’amministrazione Biden per mere ragioni politiche, o come ha dichiarato il  suo portavoce Ned Price per “fiducia e buona volontà” ha di fatto iniziato a foraggiare nuovamente il terrorismo con cospicui aiuti.

Sempre di questi giorni è la notizia che l’amministrazione Biden stia per annullare le sanzioni approvate da Trump nei confronti del giudice Fatouh Bensouda e del suo staff, messe in atto quando la Corte Penale Internazionale decise di avviare una procedura penale contro specifiche azioni del contingente USA in Afganistan e contro Israele.

Anche questo è un segnale assai eloquente.

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