Islam e Islamismo

Il Libano nelle mani di Hezbollah

Con le dimissioni di Saad Hariri da Primo Ministro del Libano cade la foglia di fico dell’Iran e appare senza infingimenti una realtà ben conosciuta. Il dominus incontrastato in Libano è il gruppo fondamentalista sciita Hezbollah, la principale e più temibile formazione terrorista musulmana istituzionalizzata in Medioriente.

Hariri, sunnita, figlio di quel Rafiq Hariri che lo aveva preceduto nella stessa carica, e fatto saltare per aria il 14 febbraio del 2005 da Hezbollah su ordine congiunto di Teheran e Damasco, ha scelto Riad per annunciare le proprie dimissioni. Al riparo della monarchia saudita, ha rivelato che l’Iran stava preparando anche per lui la stessa sorte riservata al padre. Che sia vero o no, resta il fatto che i sauditi non avevano mai visto di buon occhio l’accettazione dell’incarico da parte di Hariri, undici mesi fa, ed è assai probabile che Riad abbia avuto un ruolo determinante nel consigliargli di rassegnare le dimissioni.

La contrapposizione regionale sciita-sunnita si sta manifestando in maniera sempre più plastica in questi mesi, configurando nuove alleanze di cui Israele nella prossima guerra che lo coinvolgerà, quella contro Hezbollah, potrà eventualmente beneficiare.

Benjamin Netanyahu, a Londra nei giorni scorsi per il centenario della Dichiarazione Balfour, ha sottolineato come la minaccia sempre più incombente dell’Iran abbia allargato il perimetro delle alleanze con gli attori sunniti regionali le quali sarebbero state impensabili solo qualche anno fa.

Il ruolo degli Stati Uniti in questa inedita convergenza è palese. La visita di Donald Trump a Riad a maggio, tappa iniziale del suo primo viaggio internazionale, faceva seguito a un riposizionamento americano netto sull’Iran, nuovamente indicato dopo il periodo dell’appeasement obamiano, come la minaccia più grave incombente in Medioriente. Il grande accordo miliardario sul rifornimento d’armi stipulato con la dinastia saudita, e, pochi mesi dopo, la decisione partita da Riad di mettere l’embargo sul Qatar, accusato di finanziare copiosamente il terrorismo islamico, sono esiti dello schieramento venuto in essere.

Il Libano, da anni un protettorato iraniano, ora, dopo le dimissioni di Harari, è palesemente consegnato all’egemonia di Hezbollah, di cui il presidente in carica, il cristiano Michel Auon, è un sostenitore.

Un paese in mano a un gruppo terrorista armato fino ai denti e il cui principale obbiettivo di politica internazionale è la distruzione di Israele, se non, idealmente, in chiave radicalmente eliminazionista di tutti gli ebrei, come ebbe a dire il suo segretario Hassan Nasrallah nel 2002 al Daily Mail, “Se gli ebrei si radunassero in Israele, ci risparmierebbero la fatica di cercarli in giro per il mondo”, pone un problema assai serio per lo stato Ebraico.

Problema che dovrà necessariamente e inevitabilmente essere risolto.

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