Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

L’insolita alleanza Pd-Sinistra Italiana contro Israele nel Consiglio regionale toscano

Un’insolita, di questi tempi, alleanza tra Pd e Sì-Toscana a sinistra è sfociata in un incontro tra consiglieri regionali e attivisti palestinesi. Il tutto è stato riassunto in un comunicato dal quale si desume il carattere spiccatamente antisionista dell’iniziativa. Lo riportiamo integralmente.

Il presidente della commissione istituzionale Politiche europee e affari internazionali, Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra), ha incontrato questo pomeriggio al palazzo del Pegaso, insieme con la vicepresidente della commissione Elisabetta Meucci (Pd), i rappresentanti dei comitati popolari di lotta non violenta attivi in Palestina Hafez Nuraini e Nasser Nawayah. I due delegati, accompagnati dalle associazioni Assopace Palestina e Amicizia italo-palestinese, stanno incontrando in diverse città d’Italia soggetti istituzionali, associativi e sindacali che si siano dimostrati sensibili alla causa del popolo palestinese. “Abbiamo voluto incontrare rappresentanti del movimento non-violento che si è sviluppato all’interno di villaggi a sud della West Bank che vivono in estrema povertà – dice Tommaso Fattori al termine dell’incontro –, ormai deprivati persino della loro acqua. Non erano qui a chiedere soldi, bensì il rispetto del diritto internazionale e della dignità e libertà dei palestinesi che stanno subendo l’occupazione, continuamente scacciati dai loro villaggi per lasciar spazio a nuove colonie israeliane”. Per questo, prosegue il presidente della commissione Europa, “occorre l’attenzione costante della comunità internazionale e come Consiglio regionale dobbiamo continuare a fare la nostra parte in difesa dei diritti umani e per il rispetto delle molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite, evidentemente considerate carta straccia dal governo israeliano”.
Il presidente e la vicepresidente Elisabetta Meucci si sono impegnati “a dare adesso anche un segnale netto rispetto alla vicenda simbolica del villaggio di Susiya, che rischia di essere occupato da una nuova colonia e i suoi abitanti sgomberati e scacciati – dice ancora Fattori –, a seguito della paradossale decisione della Corte Superma israeliana, che considera i palestinesi illegittimi occupanti di un territorio che viceversa per il diritto internazionale è pienamente ed inequivocabilmente palestinese”.
I rappresentanti palestinesi hanno spiegato che “malgrado tutta la nostra povertà, non è dell’aiuto finanziario che abbiamo bisogno. Occorre che la comunità internazionale, l’Europa prima di tutti, esca dal suo silenzio, accetti di aprire gli occhi, riconosca il valore della nostra lotta non violenta”. Poi l’appello per il villaggio di Susiya: “Quando torneremo, forse il nostro villaggio sarà stato raso al suolo: è un villaggio in terra palestinese, tra due colonie illegali israeliane e la sua condanna ad essere distrutto il prossimo 20 maggio viene da un giudice della Corte Suprema, al quale ci eravamo appellati, che risiede in una colonia illegale ed è espressione dei coloni. Alla Regione Toscana chiediamo di levare la sua voce su questa ulteriore sopraffazione e farsi portatrice di analoghe prese di posizione da parte di istituzioni nazionali, regionali e comunitarie”.
La visita in Consiglio regionale è stata anche l’occasione per parlare delle iniziative prese dall’Assemblea toscana, in particolare della mozione approvata di recente con il voto unanime dell’Aula, che impegna la Regione ad attivarsi per arrivare a una condanna, da parte dell’Italia, della legge recentemente approvata da Israele, nonché a adoperarsi per il riconoscimento dello stato di Palestina, con ‘Gerusalemme Capitale dei due Stati’, come già previsto dalla risoluzione Onu del 1947. La mozione chiama inoltre la Toscana a dare un fattivo contributo per la ripresa delle trattative di pace, in un’ottica di giustizia e pari dignità delle due parti in causa. “La mozione recentemente approvata dal Consiglio regionale è un atto istituzionale significativo – spiega Fattori –. Oltre al rispetto del diritto internazionale apre anche la strada a ‘legati d’amicizia’, con le assemblee elettive dei popoli palestinesi, saharawi e curdi. Per noi – conclude il presidente – è un onore incontrare e sostenere persone che, pur in condizioni difficilissime e di costante violenza e sopruso, hanno scelto la strada della lotta non-violenta per affermare i propri diritti negati e per reagire ad un’occupazione che dura ormai da mezzo secolo. Non si tratta solo di rompere il silenzio, ma di essere in prima linea nel chiedere il rispetto dei diritti umani fondamentali e del diritto internazionale, voltare lo sguardo altrove ci rende complici e colpevoli”.

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