Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

L’onda verde antisionista

Due anni fa il sud di Israele bruciava a causa degli aquiloni e dei palloncini incendiari lanciati dai palestinesi. Il risultato fu una strage di animali arsi vivi, riserve naturali, coltivazioni e foreste andate in fumo. In quelle aree ci vorranno anni e risorse per ricostituire un habitat in cui le specie vegetali e animali possano tornare a vivere, a crescere e a riprodursi.

Ieri, un nuovo disastro ecologico si è abbattuto su Israele, sulle sue coste. Un vero e proprio atto di “terrorismo ambientale”.

Una nave pirata di proprietà libica salpata dall’Iran, in prossimità delle coste israeliane ha spento i trasmettitori di localizzazione (transponder) e, una volta sufficientemente vicina, ha rilasciato in mare materiale altamente inquinante come idrocarburi, catrame e greggio. Ora, la nave libica responsabile dell’atto terroristico si trova di nuovo in Iran. A stabilirlo le indagini condotte dal Ministero dell’Ambiente israeliano.

Il tutto avviene a meno di una settimana dalla pubblicazione di una sordido appello contro la legittima estensione della sovranità israeliana sulla Giudea e la Samaria, sottoscritto da 422 parlamentari di ben 22 parlamenti europei. Tutti i firmatari sono esponenti di partiti politici che si definiscono ambientalisti.

Nessuno dei 422 parlamentari “verdi” firmerà un appello contro la devastazione ambientale usata come arma terroristica. Ormai, da decenni, il movimento ambientalista mondiale è una colonna del nuovo antisemitismo travestito da lotta antimperialista. La convergenza tra la sinistra post-comunista, l’islamismo e la galassia ecologista è evidente da almeno vent’anni.

Sono numerosi i rappresentanti delle organizzazioni ambientaliste che hanno rilasciato dichiarazioni anti-israeliane e filopalestinesi. Il verde francese Patrick Farbiaz prese parte a manifestazioni islamiste in favore di Hamas. Il militante del Partito dei Verdi francese Noël Mamère fece, sul canale France 2, delle dichiarazioni contro Israele. Politici vicini ai verdi come Albert Jacquard e Daniel Cohn-Bendit hanno legittimato i terroristi suicidi della seconda Intifada. Il decano delle lotte ambientaliste in Francia, José Bové, incontrò Yasser Arafat e affermò che gli attacchi contro le sinagoghe francesi avvenuti nei primi anni Duemila fossero orchestrati dal Mossad.

Il Partito tedesco dei verdi, Die Grünen, è stato fondato nel 1979 da Petra Kelly, una convinta antisionista molto vicina al gruppo terroristico marxista-leninista Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Come scrive Alexandre Del Valle nel suo studio sugli estremismi antioccidentali: “Era l’epoca in cui i Grünen e altri tedeschi di sinistra si allenavano al fianco dei militanti palestinesi filonazisti nei campi palestinesi del Libano […] l’ex ministro verde tedesco Joschka Fischer frequentò il campo palestinese di Bir Hassan”.

Il livello di antisemitismo presente nei Grünen fu talmente preoccupante che Simon Samuels, dirigente internazionale del Simon Wiesenthal Center, già nel 1983, manifestò una vivace apprensione. Anche il filosofo Peter Singer, candidato col Partito verde australiano, ha espresso posizioni radicalmente filopalestinesi.

Il movimento ambientalista, fin dalla sua nascita, ha visto riciclarsi al suo interno numerosi estremisti di sinistra antisionisti e antisemiti, che hanno usato i temi del clima e dell’inquinamento per portare avanti un’agenda avversa a Israele, considerato capitalista – e dunque responsabilità della devastazione ambientale – e alleato degli Stati Uniti ritenuti, a torto, colpevoli del cambiamento climatico.

Siamo piuttosto sicuri, che i politici europei autodichiaratisi paladini della salvezza del pianeta non condanneranno il terrorismo ambientale dei nemici di Israele. Non lo hanno fatto due anni fa, non lo faranno ora.

 

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