Editoriali

«Modération». Teheran val bene una messa

Non potrebbe evidenziarsi meglio lo spartiacque esistente tra Europa e USA dalle reazioni contrapposte in merito alle manifestazioni di protesta che hanno avuto luogo in Iran in questi giorni. Spartiacque già evidenziatosi plasticamente a dicembre nel voto all’ONU contro la decisione degli Stati Uniti di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele. In quella circostanza, salvo l’eccezione delle astensioni della Repubblica Ceca, della Polonia e dell’Ungheria, l’Europa votò compatta.

Nell’assenza della Germania come traino politico ed economico della UE, a causa della crisi prolungata che Angela Merkel, Cancelliere ammaccato sta ancora gestendo, la Francia tenta di imporsi come voce egemone europea. Macron dunque bacchetta Trump, Israele e l’Arabia Saudita perché soffierebbero sul fuoco delle tensioni interne in Iran, mentre sarebbe bene moderarsi. «Modération» ha detto il presidente francese anche a Rohani. D’altronde, a breve, dovrà recarsi in Iran, primo presidente dall’epoca di Giscard D’Estaing a rimettere piede su suolo iraniano e primo presidente di una nazione europea, la Francia non a caso.

Il sostegno dell’Europa all’accordo sul nucleare voluto da Barack Obama è cosa nota. Il mercato si riapre e non si può essere indifferenti a lucrose possibilità, Francia in testa, anche se pure l’Italia è in fila per commesse miliardarie con il regime. Le sculture coperte alla Galleria Nazionale a Roma per non offendere la vista di Rohani in visita ufficiale e i sorrisi di Federica Mogherini in posa al parlamento iraniano mentre si concedeva ai selfie dei parlamentari sciiti, sono momenti indimenticabili di quella che Leo Longanesi definiva la specificità italica, il “tengo famiglia”, occorre pertanto «Modération». Esattamente ciò che manca all’irruento presidente americano il quale ha una agenda geopolitica opposta a quella europea, in modo specifico relativamente al Medioriente.




No, lui, diversamente da Macron, non andrà in visita a Teheran, né gli USA hanno intenzione di fare buoni affari con gli ayatollah. Per l’Amministrazione Trump, l’Iran non è un futuro partner commerciale bensì il principale stato musulmano sponsor del terrorismo e la maggiore fonte di destabilizzazione regionale. La pensano come lui Israele (da molti anni) e anche l’Arabia Saudita, guidata ufficiosamente e presto ufficialmente dal giovane rampante principe Mohamed bin Salman.

Si tratta di linguaggi opposti, divaricati, emblematicamente riassunti dai silenzi europei, emblematico quello di Lady Pesc, e da timidi, deboli rimproveri, a cui hanno fatto seguito prevedibili accuse perfettamente in linea con le dichiarazioni ufficiali del regime: gli Stati Uniti vogliano destabilizzare l’Iran, spalleggiati da Israele e dai sauditi. Se accadesse andrebbero in fumo tanti affari in procinto di partire, il danno sarebbe non indifferente. Dunque occorre presentare USA, Israele e l’Arabia Saudita come sobillatori, irresponsabili. Nelle parole di Macron, come paesi che potrebbero “portarci alla guerra”.

L’impostazione europea filoiraniana è limpida e riassumibile in una formuletta ad uso e consumo dei più piccoli: l’accordo sul nucleare iraniano voluto da Barack Obama è ottimo, nulla di meglio sul mercato, quindi sì, d’accordo c’è un regime corrotto e dittatoriale e forse anche pericoloso, e sì d’accordo ci sono iraniani che magari vorrebbero la democrazia e scendono in piazza per protestare contro le condizioni economiche pessime in cui versa il paese, le enormi risorse spese per finanziare milizie in Libano, Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen invece di migliorare le condizioni della popolazione, ma ora attenzione ora occorre soprattutto una cosa,  «Modération».

Invece, gli USA, Israele e l’Arabia Saudita potrebbero provocare danni, creare attriti, magari addirittura generare tensioni interne che potrebbero creare problemi ai manovratori, agli estimatori dell’accordo nucleare, il migliore accordo sul mercato, nonostante le riserve dell’Amministrazione Trump, i timori israeliani e sauditi che un Iran nucleare sia un pericolo non solo per l’intero Medioriente ma in prospettiva per il resto del mondo.

«Modération» è dunque la parola d’ordine europea profferita dalla Francia supplente guida dell’Unione. Teheran val bene una messa.

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