Storia di Israele e dell’Ebraismo

“Sono sionista e vi spiego le mie ragioni”

Riportiamo la lettera di Ariel Shimona Edith Besozzi al direttore della testata VareseNews.

Egregio direttore,

Rispondo con grande piacere alla lettera di Emilio Vanoni che ringrazio per l’apprezzamento riservato al mio testo e per l’invito che mi rivolge.

Apprezzo la pacatezza dei toni ma poiché sono abituata a badare alla sostanza dei contenuti mi trovo a dover compiere, per l’ennesima volta alcune precisazioni sia in ordine all’utilizzo delle parole che di conoscenza della cronologia degli eventi.

La costituzione dello Stato d’Israele è avvenuta in una terra nella quale non era presente nessuno stato. Possiamo citare alcuni interessanti studi, come quello compiuto nel 1695 dall’orientalista danese Hadrian Reland che evidenzia come il territorio ove oggi è rinata Israele non presentasse alcun insediamento con nome arabo, la maggioranza dei nomi erano ebraici, greci o latini. Il territorio era praticamente disabitato tranne per le città (Gerusalemme, Safed, Jaffa, Tiberiade, Gaza, Hebron…) che erano abitate in maggioranza da ebrei e cristiani.

Esisteva una minoranza mussulmana prevalentemente di origine beduina. Faccio presente che oggi i beduini sono cittadini israeliani e che servono fedelmente nell’esercito (IDF).

Oppure possiamo citare una fonte non europea ma araba, il Congresso Generale Siriano del 1919 che sottolineò con forza il fatto che gli arabi della “Siria del sud” (così veniva chiamata dagli arabi quella che gli inglesi chiamavano Palestina) erano a tutti gli effetti siriani. Ancora nel 1946, Philip Hitti, uno dei più eloquenti portavoce della causa araba dichiarava al Comitato di Inchiesta Anglo-Americano che un’entità nazionale chiamata Palestina…non esisteva.

Nel 1948 (anno della ricostituzione dello Stato d’Israele, ma anche della opportunità alla costituzione di uno stato arabo accanto a quello ebraico),quella terra era sotto il controllo inglese, precedentemente era stata sotto controllo dell’Impero Ottomano, prima ancora era stata preda delle crociate, in alternanza con le scorribande islamiche, prima ancora ha fatto parte dell’Impero Romano e, guarda caso, prima che i romani tentassero di eliminare gli ebrei, erano proprio loro ad abitare Galilea, Giudea, Samaria… precedentemente quella terra, sempre abitata dagli ebrei, è stata conquistata dai macedoni, prima ancora dai babilonesi… prima possiamo arrivare al regno di Davide (1000-970 a.e.v.).

Ciò che risulta piuttosto evidente è che esiste un solo popolo che dall’antichità è giunto fino ai giorni nostri, evolvendosi ma mantenendo un legame profondo ed una presenza costante con quella Terra e Gerusalemme: il popolo ebraico.

Il popolo ebraico ha attraversato i secoli senza mai dimenticare Gerusalemme, senza mai abbandonare quella terra completamente neppure sotto le peggiori minacce.

Questa tensione verso Gerusalemme, verso Sion, la collina sulla quale la città sorge è alla base del movimento sionista, ed io sono sionista nella piena e più ampia accezione del termine. Rifiuto quindi la distorsione che di questo termine viene sistematicamente compiuta con fini propagandistici.
Se oggi non esiste uno stato arabo accanto a quello ebraico in quella che lei insiste a definire palestina (utilizzando la denominazione scelta dall’impero romano in spregio agli ebrei circa 2000 anni fa!) la responsabilità è solo ed unicamente degli arabi che non lo hanno voluto costituire, che hanno preferito ascoltare i propri leader che hanno detto loro di lasciare quel luogo certi che gli ebrei non sarebbero riusciti a sopravvivere alla guerra che tutte le nazioni arabe che la circondavano hanno scatenato contro la rinata Israele all’indomani della sua costituzione. Ma gli ebrei hanno resistito e combattuto, nonostante fossero appena usciti dai campi di concentramento nazisti, ed hanno vinto.

Da quel momento Israele è stata ripetutamente attaccata dalle nazioni arabeche la circondano ed ogni volta si è difesa ed ha vinto. Le vittorie hanno portato alla conquistata di terra, per avere la pace Israele ha ripetutamente ceduto terra ai popoli contermini. Purtroppo dal punto di vista islamico ogni tipo di trattativa che porta ad una concessione viene interpretata come dimostrazione di debolezza, portandoli a nuove aggressioni e nuove rivendicazioni sempre più radicali.

Per comprendere la reale natura del conflitto, che nulla ha a che fare con quella che viene fatta passare nel suo testo come la naturale rivendicazione di uno stato pre-esistenete alla costituzione d’Israele, possiamo ricordare le parole pronunciate il 31/3/1977 da Zahir Mushe’in membro del comitato esecutivo dell’olp “Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno stato paelstinese è solo un mezzo per continuare la nostra lotta contro lo Stato d’Israele in nome dell’unità araba.

In realtà oggi non c’è alcune differenza tra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Solo per ragioni tattiche e politiche parliamo dell’esistenza di un popolo palestinese, poiché gli interessi nazionali arabi richiedono la messa in campo dell’esistenza di un popolo palestinese per opporci al sionismo”.

Mi pare che questa affermazione possa anche chiarire molto bene quale sia la reale natura della cosiddetta questione dei profughi palestinesi. Risulta evidente che la scelta, diversamente da tutte le altre situazioni del mondo, di non riconoscere cittadinanza e diritti ai profughi proprio da parte dei paesi arabi che ospitano i campi (guarda caso proprio gli stessi citati sopra), Libano, Siria, Giordania… è finalizzata a costruire un elemento di pressione nei confronti di Israele.

Mettendo insieme i pezzi è altresì possibile comprendere la strana natura del unrwa, l’agenzia creata apposta per i rifugiati palestinesi, che, oltre a raccogliere una quantità di fondi spropositata se paragonata al unhcr che è l’agenzia che si occupa di tutti gli altri rifugiati del mondo, dispone in maniera tale per cui la condizione di rifugiato (quindi di mantenuto dall’agenzia) sia ereditata, come in una strana enorme monarchia. Questo ha permesso la crescita spropositata del numero dei così detti profughi che nel 1948 erano circa 650mila ed oggi sarebbero 6,5 milioni.

Evidentemente perché questa massa di persone, in continuo aumento di numero, tenuta artificiosamente in condizioni di povertà e di bisogno dagli stessi paesi arabi che hanno consigliato loro di spostarsi nel 1948, costituisca un forte elemento di pressione nei confronti d’Israele e di tutta la comunità internazionale. Ma viene anche usata in maniera strumentale da molte ong occidentali con lo scopo di creare un’immagine distorta d’Israele e della situazione mediorientale.

Per quanto riguarda Gaza, è sotto il controllo di hamas dal 2005, e se è un “campo di concentramento a cielo aperto” come dice lei, occorre ringraziare soltanto hamas e tutti quelli che, nel momento in cui hanno avuto la libertà di votare e di autogestirsi hanno deciso di consegnare il proprio destino ed il potere nelle mani di un’organizzazione terroristica che utilizza i cospicui fondi donati dai paesi arabi ed occidentali per armarsi e uccidere piuttosto che costruire opportunità di vita, studio e lavoro per la propria popolazione. È bene sempre ricordare che una parte delle tasse che escono anche da ogni famiglia italiana vanno nelle mani di organizzazioni palesemente terroristiche come hamas per tramite di varie ong.

Mi chiede di fare memoria del recente passato, io faccio memoria del recente passato ma non faccio finta che la storia sia iniziata nel 1964, quando la lega araba decise d’inventare il popolo palestinese in funzione anti-ebraica ed iniziò, con l’aiuto dell’ex unione sovietica e di tutta la sinistra ad inventare una serie di favole così da giustificare la nuova versione dell’antisemitismo, l’antisionismo. Per queste ed altre ragioni ha poco senso scrivere “sino a 100 anni fa vivevano in pace, palestinesi, israeliani, mussulmani, arabi e cristiani. “

Perchè, per esempio, per tutto il mondo cento anni fa i palestinesi erano gli ebrei, quelli che oggi lei chiamerebbe israeliani e che quindi ovviante vivevano in pace tra loro, 100 anni fa in quella terra c’erano (stando a quanto lei indica in maniera molto imprecisa) ebrei ed arabi, arabi cristiani ed arabi mussulmani, gli ebrei erano chiamati palestinesi. Tutti sotto il controllo degli inglesi. Vede come cambiano le cose quando si conosce la storia?

Non mi piace la contabilità dei morti, trovo sia spregevole perché per me ogni vita umana è sacra e come tale in sé una perdita inestimabile. Non faccio distinzione tra morti e morti, ciò che distinguo è tra chi aggredisce o decide di fare della morte il proprio scopo e chi si difende e fa della vita il proprio scopo.

Per me ogni essere umano è ugualmente dotato di libero arbitrio ed è in grado di scegliere, gli arabi che decidono di assalire delle persone solo ed unicamente perché ebrei ed israeliani sono terroristi. Sono terroristi che scelgono di percorrere la strada della morte piuttosto che impegnarsi per costruire la vita e la pace. Come sono terroristi quelli che fanno stragi nei locali di Parigi, nella metropolitana di Londra, a Madrid, nella scuola di Beslan, l’11 settembre 2001 o all’aeroporto di Fiumicino o uccidono un bambino assaltando la Sinagoga di Roma, tutti questi e tutti quelli che li sostengono e ne legittimano le azioni stanno soltanto alimentando la morte e legittimando il terrorismo e l’uccisione di persone innocenti.

Nel corso degli ultimi settanta anni ogni volta che si è fatto un tentativo di arrivare ad una soluzione condivisa, anche accogliendo il 99% delle richieste, i leader dei cosiddetti palestinesi hanno sempre rifiutato, hanno rifiutato e continuato ad alimentare l’odio antiebraico, nutriti e sostenuti da moltissime ong che, se la questione dovesse risolversi, se i palestinesi si emancipassero e scegliessero davvero di autodeterminarsi, avrebbero perso il proprio senso d’esistere e non avrebbero più nessuna scusa per cercare di eliminare l’unico piccolo stato ebraico del mondo.

Anp ed Hamas non vogliono trovare una soluzione, vogliono l’eliminazione d’Israele, la campagna del bds e tutte le organizzazioni che la sostengono puntano alla distruzione di Israele e lo fanno attraverso azioni volte ad alimentare il conflitto piuttosto che risolverlo.

Il boicottaggio che si indirizza ai prodotti israeliani, agli artisti ebrei ( vedi li caso di Matisyauh in Spagna questa estate, per esempio) ma anche ai locali di proprietà degli ebrei (vedi il Bataclan di Parigi), piuttosto che a chiunque ebreo o non ebreo si permetta di non essere contro Israele, è assurdo e per me si incanala perfettamente in tutte le forme di boicottaggio o di identificazione che hanno contraddistinto la storia della persecuzione del mio popolo. L’apposizione della stella gialla non è un invenzione nazista, così come non è un invenzione del bds l’individuazione ed il boicottaggio.

Non parteciperò alla serata cui mi invita, non lo farò perché pax christi sostiene l’azione del bds e con la mia presenza legittimerei il bds e legittimare il bds significa legittimare chi fa dell’odio nei confronti d’Israele e di chiunque la ami la propria ragione d’esistere. Questo per me non significa costruire la pace!

Sono le piccole imprecisioni, le parole distorte che creano quelle alterazioni che rendono possibile il consolidarsi di un pregiudizio o anche di un odio viscerale ed immotivato. Mi auguro quindi che la sua infelice frase “far scoppiare la pace in Palestina è come far scoppiare la pace nel mondo intero” sia stata involontaria.

Voglio pensare che la storia le sia stata raccontata così, un poco “riveduta e corretta” e che lei ci abbia creduto, perché è evidente che con la sua ostinazione a non nominare Israele lei sta negandone l’esistenza. Se davvero lei volesse costruire la pace, mi scusi ma troppe bombe hanno ucciso perché si usi così allegramente “far scoppiare”, avrebbe scritto “in Israele”, questa ostinazione a nominare ciò che non esiste ancora, per volontà araba, e a non nominare ciò che esiste la dice lunga!!!

Ciò che mi rende comunque felice e fiduciosa è il fatto che non ci sono solo posizione come quella di pax cristi nel mondo cristiano. Se lei avesse fatto sue la parole di Padre Nadaf che ritiene Israele un fattore di pace per il Medioriente, che ne difende l’esistenza a costo della propria incolumità, sarei stata lieta ed orgogliosa di accettare il suo invito.

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