Israele e Medio Oriente

Un antisionista alla presidenza della Camera

Ce lo aspettavamo. Il buon risultato elettorale del Movimento 5 Stelle ha portato in dote alla truppa della Casaleggio Associati s.r.l. la terza carica dello Stato. La presidenza della Camera dei Deputati va ad un pentastellato, anche in virtù di un accordo politico con il centro-destra: il Senato alla berlusconiana di ferro Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia, la Camera a Roberto Fico del Movimento 5 Stelle.
L’accordo si è chiuso dopo due giorni di tatticismi e nomi bruciati, tra cui quelli del forzista Romani e del grillino Fraccaro, ma ormai ad interessare non sono più le partite di poker figurato tra i banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, bensì i profili istituzionali delle due figure chiamate a rappresentare le due Camere del Parlamento.
Su Roberto Fico ci eravamo già espressi su queste colonne, nella seconda puntata della nostra guida elettorale. Analizzando i candidati della regione Campania, avevamo messo il semaforo rosso proprio sul nome dell’attuale presidente della Camera. Le posizioni di Fico sul Medio Oriente e su Israele sono sovrapponibili a quelle degli esponenti più illustri del Movimento 5 Stelle e questa non è affatto una bella notizia.

 

Sono due i post su facebook, vecchi di qualche anno, in cui Fico si esprime sulla questione israelo-palestinese, argomentando concetti degni di Manlio Di Stefano (che Fico ringrazia pure in uno dei due post) e Alessandro Di Battista. In uno di questi, datato 28 febbraio 2015, l’attuale presidente della Camera propone addirittura di richiamare l’ambasciatore di Tel Aviv.
Idee confuse e senza dubbio poco imparziali, che probabilmente Roberto Fico dovrà limare ricoprendo un’importante carica istituzionale. Forse però, prima di appoggiare la sua candidatura in virtù di una accordo di spartizione delle presidenze della Camere, anche il centrodestra avrebbe dovuto valutare meglio il profilo e la caratura del candidato proposto dal Movimento 5 Stelle, esercitando il diritto di veto e suggerendo di proporre un altro nome.
Non ci illudiamo che alla politica italiana interessino particolarmente le sorti di Israele, ma da parte nostra è perlomeno lecito pretendere che un onorevole che scrive su facebook frasi del genere non possa essere considerato idoneo ad essere eletto alla presidenza della Camera.
Oggi la politica italiana ha commesso un ennesimo grave autogol.

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