Israele e Medio Oriente

La religione del colonialismo: perché non si può “colonizzare” la Palestina | Daniel Greenfield

Durante la settimana dell’Apartheid israeliano, gli odiatori dei campus proclamano di combattere il “colonialismo” lottando contro gli ebrei. Il Centro per gli studi della Palestina della Columbia University, dedicato a un paese che non esiste e che non ha prodotto nulla che valga la pena di essere studiato ad eccezione del terrorismo, produce discussioni come quelle di Abdul Rahim al Shaik, “Palestina Recuperata: Lettura di un panorama colonizzato”. Questa insalata di parole è una infusione tossica di revisionismo storico la quale viene usata per giustificare la colonizzazione musulmana della popolazione ebraica indigena.

“Colonialismo” è la parola preferita del Centro per gli studi della Palestina. Quando operatori sociali israeliani rimuovono dei bambini maltrattati da abitazioni musulmane, si tratta di colonialismo. Le fattorie israeliane rappresentano una specie di “colonialismo”ambientale. Se piove di giovedì è causato dal “colonialismo”, preferibilmente del tipo israeliano-sionista.

Ma non si possono colonizzare i colonizzatori. La popolazione musulmana in Israele è una popolazione coloniale straniera. La popolazione indigena ebraica può migrare nel proprio paese ma non può colonizzarlo. Nemmeno se accusate gli ebrei di costituire un “super doppio regime colonialista”.

I musulmani hanno invaso, conquistato e si sono insediati in Israele. Hanno imposto la loro lingua e le loro leggi sulla popolazione. Questa è la definizione di colonialismo. Non si può colonizzare e poi lamentarsi che si è stati colonizzati quando i nativi si riprendono il potere che è stato loro rubato.

Ci sono musulmani in Israele per la stessa ragione che ci sono musulmani in India. Sono ciò che resta del regime coloniale musulmano che ha epurato e oppresso la popolazione indigena non musulmana. Non ci sono degli argomenti storici seri che possano essere usati per controbattere ciò.

Le conquiste musulmane e le invasioni sono ben documentate. Gli insediamenti musulmani coincidono con i paradigmi storici del colonialismo inclusa l’importazione di una popolazione straniera e di un sistema sociale imposto sulla popolazione originaria.

Fino a quando non iniziarono a perdere le guerre contro la popolazione ebraica indigena i colonizzatori musulmani non si vergognavano del loro passato coloniale, se ne gloriavano. La loro eredità storica era fondata sulla confisca di luoghi non musulmani, sulla loro appropriazione e riqualificazione come conseguenza del averli conquistati.

L’unica ragione per la quale esiste una controversia relativa al Monte del Tempio è perché il califfo Omar conquistò Gerusalemme e ordinò che una moschea venisse costruita su un luogo considerato santo per gli ebrei. L’unica ragione per la quale c’è una controversia relativa a Gerusalemme Est è dovuta al fatto che degli invasori musulmani catturarono metà della città nel 1948, bombardarono le sinagoghe e procedettero alla pulizia etnica della popolazione ebraica in modo da determinare un insediamento artificiale a maggioranza musulmana. La rivendicazione musulmana su Gerusalemme o su qualsiasi altra parte di Israele è basata unicamente sulla violenza coloniale. Non c’è nessuna rivendicazione musulmana su Israele che sia basata su qualcosa di diverso dal colonialismo, dall’invasione e dagli insediamenti.

Israele è disseminata da moschee di Omar, inclusa una moschea costruita nel cortile della chiesa del Santo Sepolcro, perché l’Islam è una entita coloniale le cui moschee ne testimoniano la natura invasiva celebrando il colonialismo come la sua vera religione. La fede dell’Islam è la religione della spada. L’Islam è una religione del colonialismo che si è diffusa attraverso l’invasione, l’insediamento e la conquista.  I suoi califfi, dagli invasori originari, incluso Omoar, all’attuale califfo dell’Isis, esercitarono ed esercitano l’autorità religiosa al servizio dell’impresa coloniale islamica.

Allah è la divinità patrocinatrice del colonialismo. Il Jihad significa semplicemente colonialismo in arabo. La teologia islamica null’altro è se non il destino manifesto della conquista musulmana del mondo, l’impresa colonizzatrice mascherata con le bardature della religione espropriata dalla cultura delle minoranze ebraiche e cristiane conquistate. Il terrorismo musulmano è una risposta reazionaria coloniale ai movimenti di liberazione della popolazione indigena ebraica.

Anche “Allah Akbar” non è originato da un sentimento religioso. Non significa “Dio è grande”, come è spesso tradotto malamente. Fu il dileggio da parte di Maometto nei confronti degli ebrei che stava etnnicamente epurando. La sua epurazione di un gruppo minoritario provava che “Allah era più grande”. Il colonialismo islamico è usato per dimostrare l’esistenza di Allah. E il modo migliore di venerare Allah è attraverso il colonialismo del jihad.

L’Islam non sarebbe esistito senza il colonialismo. Ancora oggi non potrebbe esistere senza di esso. Questa è la ragione per cui continua la violenza. L’unico modo da parte dei musulmani per porre fine alla violenza è rigettare la loro teologia colonialista. Ma invece di assumere la titolarità della loro vera storia, la popolazione colonialista musulmana evade la propria colpa attraverso la propaganda affermando di essere vittima del colonialismo da parte della popolazione ebraica indigena. Questo revisionismo storico distorto è supportato da assurdità come quella di affermare che Gesù era un palestinese o che gli arabi sono discendenti dei filistei. I colonialisti musulmani insistono nel continuare a celebrare il colonialismo dichiarando di essere una popolazione indigena che ha sempre vissuto in Israele.

Puoi avere una cosa o l’altra. Puoi avere la tua moschea che celebra la conquista e la soppressione della popolazione indigena o la tua rivendicazione di essere la popolazione indigena. Ma non puoi alternare da essere la popolazione indigena a essere chi l’ha conquistatata quando fa comodo alla tua narrazione pseudo storica. Non puoi affermare di essere i filistei, gli ebrei e i loro conquistatori islamici allo stesso tempo.

Dalle sue origini romane, la Palestina è sempre stata la fantasia coloniale di riconfigurare Israele cancellando la sua identità ebraica originaria. I mercenari arabi che vennero impiegati dai romani nella loro impresa coloniale originaria l’hanno portata avanti diventando i conquistatatori autoassunti per il proprio impero coloniale. Il nome Palestina resta un insediamento linguistico per riconfigurare un paese senza un popolo e un passato come se fosse uno stato in bianco sul qulae l’identità colonialista degli invasori possa essere scritta in modo pristino. Questo è ancora il ruolo funzionale del mito e della mitologia palestinese.

Abdul Rahim al-Shaikh si lamenta a proposito del “colonialismo linguistico”. Quando i musulmani chiamano la fonte di Eliseo, una figura biblica ebraica, Ein as Sltan in onore di un leader colonialista islamico, questo è colonialismo linguistico. Quando gli ebrei rinominano con nomi ebraici originari  i luoghi così come erano prima del colonialismo musulmano, non si tratta di colonialismo. E’ l’esatto opposto. Si tratta di decolonizzazione.

Promuovere rivendicazioni di uno stato palestinese non è decolonizzazione, è colonizzazione. O ricolonizzazione. I promotori della “Palestina” non stanno combattendo il colonialismo, lo stanno promuovendo. Sostengono una fantasia musulmana screditata contro la popolazione indigena ebraica di Israele.

Abdul Rahim al-Shaikh si lamenta dell’”amnesia geografica” tra i “palestinesi”. Nn c’è alcuna amnesia geografica perché non si può ricordare ciò che non è mai esistito. C’è solo una forma di para-amnesia perché non è mai esistito un paese chiamato Palestina. La Palestina non ha storia. Non ha un popolo. Non ha confini. Non è mai stato niente altro se non una invenzione colonialista. E’ il nome usato da una serie di colonialisti stranieri i quali hanno operato in nome di imperi coloniali. Non si può colonizzare la Palestina. Come si può colonizzare un mito coloniale? Si può solo decolonizzarlo.

Tutte le case ebraiche costruite su terra precedentemente sotto il controllo dei califfi è decolonizzazione e de-califfazione. Quando gli ebrei salgono al Monte del Tmpio sono intenti nel decolonizzare e nel de-califfizzare. Quando le forze di liberazione della popolazione indigena ebraica sparano a un jihadista colonialista il quale combatte per imporre un altro stato islamico su Israele, anche questa è decolinizzazione e de-califfazione.

La resistenza al terrorismo islamico è resistenza al colonialismo. E gli ebrei hanno la più lunga storia di resistenza a uno stato islamico sotto i suoi vari califfi. Israele sta ancora resistendo ai piani colonialisti jihadisti per la restaurazione del califfato. Il sionismo è una macchina che uccide il colonialismo islamico.

L’esistenza di Israele non significa solo la decolonizzazione delle fantasie sulla Palestina di  Abdul Rahim al-Shaikh ma è una fonte di ispirazione per coloro i quali lottano contro il colonialismo in tutta la regione, dai copti ai berberi agli intellettuali laici che combattono per la libertà.

Il colonialismo islamico è sempre stato sconfitto, sia alle porte di Vienna che nel deserto del Sinai. Le sue fantasie coloniali sono false e verranno sconfitte tutte le volte che sarà necessario farlo, sia nella forma della Palestina o in quella dell’Isis.

Di Daniel Greenfield per Frontpage, tradotto in italiano

3 Commenti

3 Comments

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  2. Avatar

    Luigi

    30 Dicembre 2016 a 16:28

    Finché la Francia non lascia la Polinesia “Francese”, non voglio leggere articoli sul colonialismo!

    • Avatar

      orazio

      31 Dicembre 2016 a 4:48

      Se fossi un polinesiano, preferirei la costituzione francese che subire la teocrazia islamica…è una pura questione di alleanza…dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…

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