Israele e Medio Oriente

Abu Mazen, il biscazziere di Ramallah

Un, due, tre, dov’è il fante e dov’è il re? Il biscazziere di Ramallah, Abu Mazen, si è presentato a Schevingen, in Olanda, portandosi appresso l’immancabile mazzo di carte donatogli da Yasser Arafat e da cui non si separa mai. Davanti ai membri del Centro per l’Informazione e la Documentazione su Israele, ha affermato con candore che non “C’è alcuna intenzione di cancellare gli accordi di Oslo”.

Solo un mese fa sul podio delle Nazioni Unite aveva detto esattamente il contrario. Un, due, tre, dov’è il fante e dov’è il re? “Non li cancelleremo. Non cancelleremo niente”. Infatti, Abu Roi non può certo cancellare gli accordi che gli consentono l’assicurazione sulla vita e tanti bei dollari in arrivo dagli Stati Uniti, sponsor economico principale dell’Autorità Palestinese. La reggia di Ramallah costa cara ed è, dicono, assai comoda. Hic manemibus optime. Lui non ha nessuna intenzione di tornare nella casetta avita di Safed.

Sempre durante l’incontro ha affermato che l’Autorità Palestinese non ha mai chiesto a nessuno di boicottare Israele. Come è noto, L’Autorità Palestinese è uno dei principali sponsor dello stato ebraico. “Chiediamo di boicottare i prodotti degli insediamenti”. Ah, ecco. Giusto quelli. Si è poi passati all’incitamento alla violenza. Abu, allora ha indossato una morbida coperta di agnello. Lui, che il 16 settembre invitava i martiri a donare il loro limpido sangue per difendere il sacro suolo della moschea di Al Aqsa dalla dissacrazione ebraica, vorrebbe affrontare la questione, sì, fortissimamente vorrebbe, ma Israele è indisponibile. Israele che viola lo status quo dal 2000 dopo la famosa visita di Ariel Sharon. Peccato che lo status quo non proibisca agli ebrei di accedere al Monte del Tempio come vorrebbe Abu Mazen, ma proibisca loro unicamente di pregarvi.

Rimossa la coperta di agnello, Abu si è alzato. Il prossimo appuntamento è con Fatou Bensouda, il Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale, per accusare Israele della “Grave escalation israeliana nella Palestina occupata”.

Un, due, tre, dov’è il fante e dov’è il re?

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