Israele e Medio Oriente

Chi non rispetta gli impegni?

Alcuni giorni fa la Knesset ha approvato, in via definitiva, una legge che annulla di fatto una parte di una legge (the Disengagement Law) voluta dall’allora premier Ariel Sharon con la quale il governo si impegnava a smantellare tutti gli insediamenti presenti nella Striscia di Gaza e in 4 località nel nord della Samaria. Questa nuova legge appena approvata permette il reinsediamento nelle quattro località della Samaria che furono evacuate nel 2005.

Immediatamente si sono levate le critiche internazionali per questa decisione, giudicata inaccettabile, che allontanerebbe la pace e la soluzione di due Stati che conviverebbero fianco a fianco. In particolar modo hanno destato sorpresa le durissime parole e le azioni del Dipartimento di Stato USA, che ha convocato l’ambasciatore israeliano a Washington, Mike Herzog, per manifestargli tutta la disapprovazione dell’Amministrazione Biden. Inoltre, in precedenza, il vice portavoce del Dipartimento di Stato, Vedant Patel, aveva definito l’approvazione di questa legge come “un grave atto con il quale Israele non rispetta gli impegni presi con gli Stati Uniti”.

Entreremo nel merito soltanto di questo ultimo aspetto: l’accusa nei confronti di Israele formulata dal Dipartimento di Stato di non “rispettare gli impegni presi con gli USA”. Questa frase, per chi conosce anche solo superficialmente le relazioni tra USA e Israele, suona risibile. Sono cinquanta anni che gli USA non rispettano gli impegni presi nei riguardi di Israele. Tra i tanti che se ne possono citare ne forniremo tre esempi.

Memorandum tra i governi di Israele e degli Stati Uniti d’America

Questo memorandum fu firmato nel 1975 dall’allora presidente Gerald Ford alla vigilia delle trattative tra Israele e l’Egitto che si sarebbero tenute di lì a poco a Ginevra per formalizzare il cessate il fuoco dopo la guerra di Yom Kippur del 1973.

Tra i vari “impegni” che gli USA assicuravano ad Israele c’era quello di rispettare in toto le disposizioni sancite dalle Risoluzioni 242 e 338, di garantire il veto americano alle risoluzioni del Consiglio dell’ONU giudicate palesemente anti-israeliane e di non riconoscere l’OLP fintanto che non avesse formalmente e nei fatti riconosciuto il diritto all’esistenza dello Stato di Israele. Infine di garantire la sicurezza di Israele se minacciato da potenze straniere. Tutti impegni disattesi nel corso dei decenni successivi ad iniziare dall’Amministrazione Carter insediata alla fine dell’anno successivo.

Accordi di Oslo

Gli USA sono – in teoria – dei garanti degli accordi e come tali dovrebbero comportarsi, cioè mantenere una posizione super partes e non come hanno iniziato a fare fin da subito premendo politicamente e in modo incessante solo ed esclusivamente su Israele. Tale situazione si è aggravata con l’amministrazione Bush per raggiungere un livello drammatico con le richieste dell’amministrazione Obama. Comportamento ora ripreso dall’amministrazione Biden. Tra queste si possono ricordare: richiesta di congelamento delle costruzioni nell’Area C, cosa non prevista in nessun punto degli Accordi di Oslo; liberazione di terroristi per riprendere i colloqui di pace interrotti dai palestinesi; utilizzare come base di partenza delle nuove trattative gli inesistenti “confini del ‘67” come futuri confini. A questo di può aggiungere la definizione dei centri abitati dagli ebrei in Giudea e Samaria come “insediamenti illegali per il diritto internazionale” anche se nulla di tutto ciò trasgredisce il diritto internazionale.

Questo ci conduce al terzo e ultimo esempio, quello che ha a che fare con la stretta attualità.

Scambio di lettere tra Sharon e George W. Bush

Nella lettera di Sharon (2004) al presidente G. W. Bush si motivava “l’impegno” di un ritiro unilaterale di Israele dalla Striscia di Gaza e da alcune aree del nord della Samaria con la finalità di «stimolare dei cambiamenti positivi nell’Autorità Palestinese che possono creare le necessarie condizioni per riprendere dei negoziati diretti». A Distanza di 19 anni quali “cambiamenti positivi” si sono verificati nell’Autorità Palestinese dopo il ritiro israeliano? Nessuno. Infatti, continua a pagare lautamente i terroristi, incita l’odio antisemita con i libri di testo scolastici finanziati da USA, UE e ONU. Infine, l’AP non ha mai voluto riprendere dei negoziati diretti e senza precondizioni. A questo, poi, si deve aggiungere che ha perso il controllo della Striscia di Gaza (2007) che è diventata una piattaforma di Hamas per il lancio di missili verso Israele e non certo, la prevista area di sviluppo economico, e di convivenza pacifica come modello per i due Stati per due popoli che vivono in pace fianco a fianco. Alla luce di tutto questo si può parlare ora, con l’approvazione di questa legge, del fatto che Israele non “rispetti gli impegni verso gli USA”? Non proprio.

Su cosa, invece, si “impegnava” il presidente Bush con la sua lettera a Sharon?

I punti principali che si leggono sono: «… Gli Stati Uniti ribadiscono il loro fermo impegno alla sicurezza di Israele, inclusi sicuri e difendibili confini…» In pratica Bush ribadisce quanto sancito dalle Risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza. Più avanti, nella lettera si legge: «…Alla luce della nuova realtà sul terreno, inclusi i già esistenti principali centri di popolazione israeliana, è irrealistico aspettarsi che l’esito delle trattative sullo status definitivo sarà un pieno e completo ritorno alle linee armistiziali del 1949…». Come si può ben leggere la lettera di Bush dell’aprile 2004 parla di “centri di popolazione israeliana” e di “linee armistiziali del 1949”. Oggi l’amministrazione Bidien – come quella di Obama – parla di “insediamenti illegali secondo il diritto internazionale” e di “confini del ‘67”. Alla luce di quanto riportato, chi tra Israele e USA non ha rispettato gli “impegni” presi?

Questo articolo è apparso su Informazione Corretta

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