Editoriali

Hadar, 21 anni, vittima della follia dell’Intifada dei coltelli

La ragazza in foto si chiamava Hadar ed aveva solo 21 anni.
Si tratta della quinta vittima, negli ultimi tre giorni, della cosiddetta “Intifada dei coltelli”. Prima di lei è toccato a Yaacov, Ezra e Shadi, uccisi in Cisgiordania, e ad Aharon e Reuven, accoltellati a morte a Tel Aviv.
Ezra era uno statunitense di soli 18 anni, Shadi un palestinese che la “controinformazione” fece credere “ucciso dai sionisti”. In realtà ad ucciderlo era stata la stessa follia omicida che ha assassinato Ezra e l’ebreo israeliano Yaacov, di matrice palestinese.
Aharon e Reuven sono stati invece accoltellati a Tel Aviv mentre pregavano, secondo la lugubre logica dell’Intifada dei coltelli, che in questi giorni ha armato altri terroristi: quattro feriti in un giorno, tra cui una bambina di 13 anni, soltanto ieri, e poi la giovane Hadar, accoltellata alla testa e alla schiena.

adar

La vita di Hadar valeva come quella di Yaacov, Ezra, Shadi, Aharon, Reuven e di tutti i 19 israeliani uccisi dal 1 ottobre ad oggi.  Ma noi abbiamo scelto la sua foto come simbolo. Perché Hadar era giovane, certo. Era bella, innegabile. Aveva voglia di vivere. Non aveva aggredito nessuno, né occupava terre abusivamente. Uccisa per semplice e irrazionale odio, lo stesso che sta armando i terroristi palestinesi da più di un mese.

Hadar è un simbolo, non solo perché la sua immagine è condivisa sui social network. Suo malgrado è diventata anche un’icona della disinformazione italiana e forse occidentale. Rainews24, ad esempio, ha voluto riportare la notizia di “due vittime, due ragazze poco più che ventenni che hanno perso la vita in Israele”. Un’israeliana e una palestinese. La follia della guerra, giusto sensibilizzare. Ma la vittima palestinese, in questo caso, altri non era che una ragazza uccisa dalle guardie di frontiera “mentre trasportava un coltello”.  La settimana scorsa.
Per dare la notizia di una giovane vita spezzata israeliana è stato necessario trovare un corrispettivo palestinese: una ragazza, come Hadar, ventenne, come Hadar.
Non ci siamo però: Hadar non era una potenziale assassina né una aspirante martire. Era una giovane, bella ragazza che non voleva morire in quel modo.
Non meritava di morire. E neppure di essere affiancata ad una terrorista.

Ecco perché vogliamo ricordare Hadar, simbolo della follia dell’Intifada dei coltelli e della malafede di certa (dis)informazione che uccide due volte.

 

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