Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

I simboli del palestinismo – Parte prima

Orientarsi tra le tante fazioni del palestinismo è compito spesso reso difficile dalla presenza di numerosi partiti dalle sigle molto simili, oltre che dalla sovrapposizione di ruoli e attività tra l’OLP – “la sola legittima rappresentante del popolo palestinese” – l’ANP e le singole fazioni. Si consideri, a titolo di esempio, che nella sola striscia di Gaza, secondo quanto riportato meno di un anno fa dalla testata egiziana Seventh Day, operano non meno di 50 milizie armate. Questo articolo ha lo scopo di chiarire quali siano le principali organizzazioni del palestinismo, introducendone molto brevemente l’ideologia e gli obiettivi, attraverso l’analisi dei simboli e le principali carte programmatiche. Nella prima parte ci occuperemo dell’OLP, dell’ANP e delle fazioni appartenenti all’OLP. Nella seconda parte analizzeremo i due principali gruppi islamisti sunniti con base nella striscia di Gaza (Hamas e Jihad Islamica Palestinese) e Hezbollah, organizzazione militante islamista sciita con base in Libano.

Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP)

Panoramica – Fondata nel 1964, tre anni prima della Guerra dei Sei Giorni, l’OLP venne concepita su iniziativa di Lega Araba e KGB sovietico allo scopo di “liberare la Palestina” dalla presenza ebraica. Come ricordato in un precedente articolo la prima stesura dello Statuto dell’OLP (risalente al 1964) chiariva come non fosse intenzione dell’organizzazione esercitare alcuna sovranità proprio su quelle porzioni di Eretz Israel (Giudea e Samaria, o “West Bank” secondo la dizione della propaganda araba, e striscia di Gaza) oggi rivendicate, per il pubblico occidentale, come “stato palestinese”. Dal 1974 (Lega Araba e ONU) l’OLP è considerata l’unica legittima rappresentante degli arabi palestinesi ed esercita le funzioni di organizzazione “ombrello” del palestinismo. Nel 1988 l’OLP rinunciò (a parole – del suo leader Arafat – non nei fatti) al terrorismo. Come premessa (1993) ed in seguito (1996 e 1998) ai famigerati Accordi di Oslo, con una serie di lettere ufficiali, il leader dell’OLP Arafat si impegnò a riconoscere “il diritto dello Stato di Israele a esistere nella pace e nella sicurezza” e ad abrogare gli articoli dello Statuto dell’organizzazione “che negano il diritto di Israele di esistere”. Ad oggi non è ancora stato redatto un nuovo Statuto che confermi gli impegni assunti allora. Dal 22 agosto 2015 la carica di presidente dell’organizzazione (l’unica che abbia titolo a sedersi al tavolo delle trattative con il governo di Gerusalemme) è ufficialmente vacante per le dimissioni di Abu Mazen, anche se formalmente lo stesso Abu Mazen ne rimane il leader indiscusso.

Obiettivi – Scopo originario dell’OLP era la distruzione di Israele e la creazione di uno stato arabo su tutto il territorio del Mandato per la Palestina-Eretz Israel destinato dalla Lega delle Nazioni allo Stato Ebraico. Gli impegni assunti da Arafat in seguito agli Accordi di Oslo non hanno mai trovato conferme, semmai smentite. Con Abu Mazen nulla è cambiato. Ad oggi obiettivo dell’OLP – stando ai fatti – rimane la distruzione di Israele e la creazione di un unico stato arabo, così come visibile nel simbolo dell’organizzazione. L’intera storia dell’OLP è segnata da numerosi atti di terrorismo (oggi in maniera meno esplicita rispetto al recente passato), propaganda, incitamento all’odio e alla violenza, indottrinamento, dissimulazione.

Membri – Le fazioni oggi appartenenti all’OLP sono otto: Fatah, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), Partito Popolare Palestinese (PPP), Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP), Fronte Arabo di Liberazione (FAL), Unione Democratica Palestinese (UDP o FIDA), Fronte di Lotta Popolare Palestinese (FLPP). Ufficialmente fanno parte dell’OLP anche As-Sa’iqa e Fronte Arabo Palestinese (FAP), ma la prima (creata e controllata dal partito ba’thista siriano nel 1966) non è più attiva, il secondo (nato nel 1993 da una scissione dal FAL, creato e controllato dal partito ba’thista iracheno) ha oggi un peso politico nullo.

Simbolo – L’OLP – che è bene ricordare essere l’unica legittima rappresentante di tutti i cosiddetti “palestinesi”, inclusi i finti profughi mantenuti dall’UNRWA, ed è quindi l’unica organizzazione in grado di poter firmare accordi di pace con il governo israeliano – non prevede nemmeno nel suo simbolo la presenza di due stati separati.

Autorità Nazionale Palestinese (ANP) – anche nota come AP

Panoramica – L’ANP nasce come organismo di autogoverno ad interim per 5 anni, in applicazione degli Accordi di Oslo (1993) tra OLP e Israele, per amministrare le aree A (pieno controllo) e B (controllo solo civile) dei territori contesi (striscia di Gaza, Giudea e Samaria). In seguito alle elezioni del 2006 ed al successivo scontro armato tra le due fazioni principali del palestinismo (Hamas-Fatah), la sua autorità è limitata alle sole aree A e B di Giudea e Samaria (Gaza rimane sotto totale controllo di Hamas).

Politica – L’ANP nasce per iniziativa dell’OLP e quindi in posizione subalterna rispetto ad essa. OLP, ANP e Fatah hanno praticamente sempre condiviso lo stesso leader (Arafat, Abu Mazen). Molte fazioni appartenenti all’OLP, inoltre, sono anche partiti all’interno dell’ANP. Il mandato di Abu Mazen come Presidente dell’ANP (eletto il 15 gennaio 2005) è scaduto il 23 novembre 2008: da allora Abu Mazen ricopre la carica senza alcuna legittimazione. Dall’adozione (29 novembre 2012) di una risoluzione ONU per la concessione dello status di osservatore permanente (stato non membro) alla delegazione dell’OLP presso le Nazioni Unite, l’ANP si è arbitrariamente autoproclamata “Stato di Palestina”. È però l’OLP, come ricordato in precedenza, a rappresentare tutto il palestinismo (ed il suo “governo”, attraverso il Consiglio Centrale dell’OLP). Le funzioni dell’ANP sono fondamentalmente due: amministrare il territorio (Giudea e Samaria) abitato esclusivamente da arabi palestinesi e incassare gli ingenti aiuti economici provenienti in primi da UE e USA.

Accuse – I problemi principali dell’ANP rispecchiano in pieno il palestinismo: diffusa corruzione, regime oppressivo e non democratico, arresti indiscriminati e uso della tortura, utilizzo della sharia come base giuridica (come riportato all’articolo 4 della Palestinian Basic Law, in cui si ricorda anche come “La Palestina è parte del più generale mondo arabo e il popolo palestinese è parte della nazione araba. L’unità araba è un obiettivo per il cui conseguimento si adopera il popolo palestinese”, articolo 1), discriminazione e razzismo (i territori amministrati dall’ANP sono judenfrei), indottrinamento dei bambini, istigazione all’odio antiebraico, violazione dei diritti, esaltazione e celebrazione del terrorismo, sostegno economico alle famiglie dei terroristi colpevoli di omicidio, dissimulazione, negazionismo, violenza.

Simbolo – Il simbolo dell’ANP è rappresentato dalla cosiddetta Aquila del Saladino. È in parte sintomatico il fatto che un “popolo” creato a Mosca, il cui primo leader politico fu un egiziano (Arafat), e che rivendica uno “stato” mai esistito prima in nome del mondo arabo-musulmano, abbia scelto un simbolo associato ad un sovrano curdo e non arabo.

FATAH

PanoramicaAl-Fat (noto come Fatah), “la conquista” in arabo, è l’acronimo inverso di arakat al-Tarīr al-waanī al-Filasīnī, ovvero “Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese”. Fondato nel 1959 dall’egiziano Yasser Arafat, dal 1967 fa parte dell’OLP, di cui rappresenta la fazione con più ampio seguito. Alle ultime elezioni legislative (avvenute un decennio fa, il 25 gennaio 2006, con un’affluenza del 74,6%) ottenne il 41,43% dei voti, secondo solo ad Hamas (44,45%). Festeggia gli anniversari a partire dal primo attentato terroristico su suolo israeliano (Primo gennaio 1965). Fatah è direttamente responsabile di numerosissimi attentati terroristici, in Israele, Medio Oriente ed Europa, attraverso le varie ali militari del partito (Forza 17, Tanzim, Settembre Nero, ecc.). Dal 1988, come l’OLP e in preparazione degli Accordi di Oslo, rinunciò formalmente al terrorismo: purtroppo solo a parole, non nei fatti, come dimostrato per esempio dai tanti attentati compiuti da un altro braccio armato del partito, la Brigata dei Martiri di al-Aqsa, durante la cosiddetta “seconda intifada” (2000-2005). Dal 2006 leader di Fatah è Mahmud Abbas, alias Abu Mazen.

Obiettivi – Fatah non riconosce Israele come Stato Ebraico. Suo obiettivo, come ricordato nella Costituzione di Fatah, è sempre stato e rimane – nei fatti – la “completa liberazione della Palestina e l’obliterazione dell’esistenza economica, politica, militare e culturale del Sionismo” (art. 12). Ancora nello Statuto interno, redatto nel 2009 in accordo alla Costituzione, si inneggia alla “Rivoluzione. Lunga vita alla Palestina, libera e Araba” (introduzione). Come l’ANP anche Fatah si distingue per la diffusa corruzione, il razzismo, il negazionismo, l’indottrinamento, l’istigazione all’odio antiebraico, la glorificazione del terrorismo. La scia di sangue degli attentati compiuti da membri di Fatah è lunghissima: non pochi gli attentati con l’uso di bombe o attentatori suicidi. Due fatti relativamente recenti riassumono bene l’essenza del partito guidato da Abu Mazen: 1) un articolo della CNN del 5 gennaio 2015 ricorda come, in occasione del cinquantesimo anniversario dal primo attentato terroristico compiuto in Israele, Fatah abbia festeggiato pubblicando su internet un’immagine rappresentante una montagna di teschi con sopra dipinta la stella di David; 2) un articolo de The New York Times del 4 agosto 2016 racconta come, in previsione delle elezioni locali (poi annullate da Abu Mazen per il fondato timore di perderle), Fatah abbia millantato – con orgoglio e la consapevolezza che certe notizie fanno presa sull’elettorato palestinese – come uno dei suoi più grandi risultati di aver ucciso, in tutta la sua storia, 11.000 israeliani.

Simbolo – Il simbolo del partito “laico” Fatah è un’esaltazione totale del terrorismo: non compare Israele, ma un solo stato arabo; viene celebrata Al-‘Asifah, “la tempesta”, la prima ala militare della fazione (fu annunciata la sua formazione contestualmente alla rivendicazione del primo attentato su suolo israeliano avvenuto il Primo gennaio 1965); compaiono due fucili d’assalto, una granata, lo slogan e la bandiera con i tipici colori panarabi.

FRONTE POPOLARE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA (FPLP)

Panoramica – Il FPLP venne fondato nel 1967 da George Habash – come sezione palestinese del Movimento Nazionalista Arabo – combinando panarabismo e marxismo-leninismo. Fa parte dell’OLP dal 1968 e rappresenta la seconda fazione più importante dopo Fatah. Alle ultime elezioni legislative (25 gennaio 2006) ottenne il 4,25% delle preferenze. Responsabile negli anni ‘60 e ‘70 di numerosi attentati terroristici, ha vissuto negli anni ‘90 un decennio di scarsa visibilità (a causa della crescita dei gruppi islamisti e del crollo dell’URSS e dei relativi finanziamenti), per poi ritornare influente con la seconda intifada (2000-2005).

Obiettivi – Gli obiettivi del FPLP sono la distruzione di Israele e il ritorno di tutti i cosiddetti “profughi palestinesi” in uno stato arabo e comunista di nome Palestina. Il FPLP è considerato un’organizzazione terroristica da USA, Canada e UE. Sostenuto in passato da URSS, Siria e Libia, oggi riceve finanziamenti dalla Repubblica Islamica dell’Iran. L’attività terroristica del Fronte Popolare non è mai cessata. I tre attentati più gravi compiuti dal FPLP sono stati: il massacro dell’aeroporto di Lod (30/5/1972, 26 morti e 78 feriti), il dirottamento del volo 139 dell’Air France Tel Aviv-Atene-Parigi (27/6/1976, dirottato ad Entebbe) e l’omicidio del Ministro del Turismo israeliano Rehavam Ze’evi (17/10/2001). Secondo le rivelazioni di Francesco Cossiga anche il FPLP di Habash fece parte di quello che verrà chiamato “Lodo Moro”.

Simbolo – Il simbolo del FPLP è molto semplice e rappresenta la rivendicazione del cosiddetto diritto al ritorno dei finti profughi palestinesi.

FRONTE DEMOCRATICO PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA (FDLP)

Panoramica – Il FDLP venne fondato nel 1969 da Nayef Hawatmeh in seguito ad una scissione con il FPLP, ponendosi politicamente alla sua sinistra. Fa parte dell’OLP e ne rappresenta la terza fazione più importante. Alle ultime elezioni legislative (25 gennaio 2006) partecipò all’interno di una coalizione di più partiti (FDLP, PPP, FIDA, indipendenti), L’Alternativa, che ottenne il 2,92% dei voti. Responsabile negli anni ’70 di numerosi attentati, sospese l’attività terroristica all’inizio della prima intifada (1987), perdendo peso politico per le stesse ragioni che videro un ridimensionamento del FPLP, per riprenderla durante la seconda intifada (2000-2005). Opera in Siria, Libano, Giordania, striscia di Gaza e nel cosiddetto “West Bank”.

Obiettivi – L’obiettivo dichiarato oggi dal FDLP è uno stato palestinese a fianco di Israele, con confini pre-1967 e Gerusalemme capitale. Il FDLP è una delle poche fazioni palestinesi a non essere considerata un’organizzazione terroristica da USA e UE, nonostante dal 2000 abbia ripreso la cosiddetta “lotta armata”, principalmente contro obiettivi civili e militari israeliani. Finanziato da URSS, Cuba (fino agli ’90) e Siria. Gli attentati più gravi compiuti dal FDLP sono stati il massacro di Ma’alot (15/5/1974, 31 morti e 134 feriti) e l’attacco all’Immanuel Bus (16/7/2002, 9 morti e 20 feriti). Nel febbraio 2016 l’ala militare del FDLP ha pubblicato un video in cui mostrava al pubblico un nuovo tunnel costruito sotto il confine tra striscia di Gaza e Israele, in preparazione della prossima guerra.

Simbolo – Il simbolo del FDLP ricorda l’ideologia marxista-leninista e mostra un unico stato.

LE ALTRE FAZIONI MINORITARIE APPARTENENTI ALL’OLP

Il Partito Popolare Palestinese (PPP) venne fondato nel 1982 come Partito Comunista Palestinese, assumendo poi il nome attuale in seguito al crollo dell’URSS. Alcune fonti fanno erroneamente notare come il nome originale, Partito Comunista Palestinese, esistesse già nel 1919, dimenticando però di ricordare che quello era un partito… ebraico, fondato da ebrei e composto, per la stragrande maggioranza, da ebrei (nel 1919 i palestinesi erano ancora gli ebrei, i “palestinesi” di oggi, che ancora non si erano impossessati del nome, si autodefinivano fieramente arabi, offendendosi al solo essere accostati al termine che oggi li contraddistingue). Fa parte dell’OLP dal 1987. Sostenitore degli accordi di Oslo, oggi il PPP è critico nei confronti del processo di pace, pur continuando a sostenere la creazione di uno “stato palestinese”.

L’Unione Democratica Palestinese (UDP o FIDA) nasce nel settembre 1991 da una scissione interna al FDLP, assumendo posizioni più moderate rispetto a quest’ultimo. Lo slogan del partito è: “libertà, indipendenza, ritorno, democrazia e socialismo”. Si definisce come un partito socialista democratico e secolare. Il suo obiettivo è uno “stato palestinese” con confini pre-1967 e Gerusalemme capitale.

Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP, fondato nel 1961), Fronte di Lotta Popolare Palestinese (FLPP, 1967), Fronte Arabo di Liberazione (FAL, 1969), sono tre fazioni minoritarie con ormai scarse capacità operative e debole capacità di influenzare le decisioni all’interno dell’OLP. Obiettivo primario di tutti e tre i gruppi, al netto di lievi differenze “programmatiche”, è sempre stato e resta tuttora lo stesso: distruggere Israele e sostituirlo con uno stato unicamente arabo. Sono noti esclusivamente per attentati terroristici compiuti nel passato. Il FLP in particolare è noto per almeno due fatti rimasti nella memoria popolare: il dirottamento dell’Achille Lauro (7 ottobre 1985) e la strage di Nahariya (22 aprile 1979), il cui unico sopravvissuto fu Samir Kuntar (morto poi in un raid aereo in Siria nel dicembre 2015).

2 Commenti

2 Comments

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    Francesco Andreini

    3 Aprile 2017 a 10:51

    Per essere un sito di informazione non c’è male. Sembra un po’ filoisraeliano. Infatti se trovate una cartina in Palestina con qualche riferimento alla parte che in teoria dovrebbe essere palestinese ve la pago a peso d’oro. Là la palestina storica è diventata TUTTA Israele. Non mi soffermo su tutto il resto…
    Un caro saluto
    Francesco Andreini

    • Avatar

      Roberto Giovannini

      25 Aprile 2017 a 12:29

      Salve Francesco,

      L’Informale “nasce con questi obiettivi: offrire ai lettori un prodotto nuovo e originale e far conoscere Israele e il suo punto di vista, pur evitando qualsiasi tentazione di tifo da stadio o informazione manipolata, non verificata o propagandistica. E con Israele far conoscere il popolo ebraico.”

      Pur non sapendo cosa Lei intenda con “palestina storica”, rispondo alla sua osservazione.
      Nei territori amministrati dall’ANP, nei libri di testo delle scuole, nei programmi politici delle principali fazioni, in televisione, ovunque, si fa riferimento ad una sola nazione (araba e musulmana) in cui la presenza ebraica è considerata, nella migliore delle ipotesi, “estranea”. Persino Tel Aviv, fondata nel 1909 da Ebrei su terreni regolarmente comprati dai legittimi proprietari, e nata dal nulla, è considerata una città musulmana “occupata” dagli israeliani.

      In Israele a scuola (e il resto della società, nella stragrande maggioranza, non fa eccezione) si insegna la Storia e a studiare e capire la realtà: la realtà è che oggi esiste uno Stato democratico, che ha dichiarato la propria indipendenza nel 1948, nella propria patria ancestrale (Israele) e dei territori (striscia di Gaza, Giudea e Samaria) amministrati in parte da Israele, in parte dall’ANP, così come stabilito dagli Accordi di Oslo firmati da Rabin e Arafat, sotto l’egida degli Stati Uniti. Così come si studiano e si conoscono le tante cartine che riportano concessioni e proposte di spartizione avanzate da Israele e sempre rifiutate dal mondo arabo e/o palestinese.

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