La bufala anti-israeliana che conquista twitter

954 retweet e 747 mi piace in meno di un anno. Numeri niente male per il social network twitter.
A scatenare tale viralità è la solita foto di propaganda anti-israeliana, che ritrae una presunta bambina palestinese disperata e probabilmente orfana con in mano un orsetto di peluche, tutto ciò che presumibilmente le sia rimasto. Commovente.
Il commento è laconico: “Infanzia negata :il 92 % dei bambini palestinesi soffre di disturbi post- traumatici. è colpevole di tortura”.
Il binomio foto-commento è senza dubbio coinvolgente e istiga all’odio anti-israeliano.

Quell’immagine, però, ritrae una bambina turca, non palestinese. Ridotta così da un terremoto del 2007. Foto vecchia, nazionalità sbagliata. Tempo fa c’era cascato anche il noto Giulietto Chiesa. Un primo elemento che mina l’autorevolezza dell’informazione riportata.
L’account “solo me stesso”, che ha pubblicato immagine e commento, risponde in modo evasivo a chi gli chiede conto sulla fonte del dato statistico. Risponde prima “una Ong israeliana”, poi “l’Onu”. Infine suggerisce di cercare su google, in “30 secondi si trova”.

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Abbiamo provato, non trovando però nessuna fonte ufficiale e autorevole. Non ci sono Ong, organismi internazionali, men che meno l’Onu a menzionare tale statistica. L’unica fonte in lingua italiana che cita il dato è il sito Nena-press, che scrive quanto segue: “Secondo un recente studio pubblicato su Arab Journal of Psychiatry, il 92% dei minori presenta sintomi riconducibili al Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD)”.
La vera fonte sarebbe dunque l’Arab Journal of Psychiatry, un organo quindi tutt’altro che internazionale e si direbbe neppure troppo imparziale: non si può pretendere dal giornale arabo di psichiatria la stessa autorevolezza di un organismo internazionale. Un dato che andrebbe quindi perlomeno verificato.
La bufala è servita. E l’odio anti-israeliano diventa virale sui social network, ancora una volta.

Riccardo Ghezzi

Giornalista pubblicista, a un certo punto della sua vita si è accorto di essere più interessato alle vicende di Israele che a quelle italiane. Ha raccolto intorno a sé un gruppo di amici reali e virtuali, competenti e informati su Israele, storia e cultura ebraica, Medio Oriente. E si è convinto che con loro si poteva avviare un nuovo progetto editoriale, così è nato L'Informale.

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