Interviste

La debolezza dell’Occidente: Intervista con Bruce Thornton

Bruce Thornton, professore di studi classici alla California State University, e ricercatore presso il Hoover Institution dell’Università di Stanford, rappresenta una voce controcorrente nel panorama accademico e intellettuale americano.

Smascheratore dei miti e dei feticci del pensiero progressista, Thornton ha diagnosticato in vari libri l’origine della crisi che oggi affligge la società occidentale. Tra di essi vogliamo ricordare,

Plagues of the Mind (1997), Decline and Fall: Europe’s Slow Motion Suicide (2007), The Wages of Appeasement: Ancient Athens, Munich, and Obama’s America (2011).

Professor Thornton, vorrei cominciare dalla citazione tratta dal suo ultimo articolo scritto per Frontpage Magazine, “Unicamente votati ai beni e ai piaceri materiali, come possiamo combattere un nemico appassionatamente devoto allo spirituale? Disprezzando la nostra stessa civiltà come possiamo confrontarci con coloro i quali sono fanaticamente certi della superiorità della propria? Come possiamo sconfiggere un simile nemico se non c’è nulla per il quale crediamo valga la pena di combattere e morire? Sono domandi pressanti che vanno diritte al cuore del problema. Lasci che le ponga la prima. Come possiamo combattere un nemico appassionatamente devoto allo spirituale?
Dobbiamo combattere la battaglia su due fronti. Prima di tutto dobbiamo riqualificare le radici spirituali della nostra civiltà, le fondamenta classiche e giudeo-cristiane dalle quali scaturiscono beni come l’eguaglianza, la libertà, la tolleranza e i diritti umani. E’ un compito difficile, ma non possiamo rinunciare a questa lotta nel nostro lavoro e nelle nostre vite. In seconda istanza dobbiamo esercitare pressione sui nostri leader perché ammettano che siamo in guerra, e che è necessario lottare aggressivamente così come abbiamo fatto contro il nazismo. Se i jihadisti amano la morte più di quanto noi amiamo la vita, dovremmo dargli quanto dichiarano di amare.

Il disprezzo che nutriamo nei confronti della nostra stessa civiltà è un atteggiamento in corso da diversi decenni ormai. L’Occidente, secondo il parere dei suoi critici occidentali, è responsabile per tutti i mali del mondo. Abbiamo proiettato sul cosiddetto Terzo Mondo il mito della purezza e dell’innocenza in modo da sentirci più colpevoli per i nostri misfatti. Quali sono secondo lei le cause di questa autoflagellazione?
Ritengo che tutto parta da qualcosa di prezioso e intrinseco alla civiltà occidentale: ciò che definisco coscienza critica, la volontà di mettere in discussione il sapere e i dogmi consolidati, come fece Socrate. Ma per buona parte della storia dell’Occidente, la coscienza critica era ancorata al trascendente, una realtà spirituale che ci assicurava sull’esistenza della verità e del bene per i quali dovevamo impegnarci. Il secolarismo moderno ha distrutto questo terreno e ha ridotto la coscienza critica all’”ermeneutica del sospetto”, rappresentata emblematicamente dalla trinità moderna di Marx, Darwin e Freud. Oggi attacchiamo ferocemente i nostri credi nel nome di ideologie materialiste e contingenti che negano la natura spirituale della persona umana, riducendoci a semplici cose del mondo guidate solo dai nostri bassi appetiti e dalle leggi della fisica.

Per quanto concerne la nostra idealizzazione del Terzo Mondo si tratta di una riproposizione del vecchio mito del nobile selvaggio il quale ci risarcisce psicologicamente dai compromessi della civiltà anche se non abbiamo nessuna reale intenzione di vivere in paesi così arretrati e tirannici. A questa versione Disney della storia viene poi fornita una legittimazione politica spuria nella sua versione “anticolonialista” e “anti-imperialista”.

Il postmodernismo, il decostruzionismo, il multiculturalismo, sono stati alcuni dei fattori che hanno contribuito massicciamente all’erosione della nostra identità e a una lunga e consolidata tradizione di valori che erano capaci di conferirci un senso di coerenza e di stabilità. Siamo veramente destinati a soccombere all’Islam con “compiaciuta cecità e arrogante ignoranza” come scrive alla fine del suo articolo?
In opposizione ai movimenti che lei cita, gli esseri umani sono definiti dalla loro libertà spirituale e dal libero arbitrio, quindi non siamo destinati né determinati ad agire in un dato modo. Se soccombiamo è soltanto dovuto a una scelta, la stessa scelta davanti alla quale sono posti Adamo ed Eva nel racconto biblico, credere alla menzogna di Satana che possiamo essere dei, che non dobbiamo rispondere a nessun potere trascendente e che siamo unicamente governati dai nostri mutevoli e contingenti desideri e piaceri corporei.

Negli anni Novanta, Samuel Huntington scriveva, “Il futuro degli Stati Uniti e dell’Occidente dipende dalla volontà degli americani di riconfermare il loro impegno nei confronti della civiltà occidentale. Sul piano domestico ciò significa respingere i richiami divisivi della sirena multiculturalista”. A livello pratico come si può ottenere questo risultato, sempre che sia possibile?
Negli Stati Uniti la speranza può essere trovata nelle chiese che continuano ad attirare milioni di fedeli. Non ottengono molta attenzione da parte delle élite mediatiche, ma all’interno delle loro congregazioni e nelle loro famiglie mantengono vive le verità spirituali che sfidano lo spurio relativismo culturale e il multiculturalismo, che di fatto è una ideologia di potere, non una forma di tolleranza. L’altra fonte di speranza sono le scuole private, le scuole domestiche, e i movimenti scolastici privati che si basano su un curriculum classicista-cristiano. Stimolare la loro crescita è molto importante.

Uno dei grandi pensatori del Novecento, Eric Voegelin, nel suo Magnus Opus, “Ordine e Storia” ha imputato il progressivo declino politico e ideologico dell’Occidente a una patologia la quale ha la sua origine nel avere reciso le proprie radici giudeo-cristiane. E’ d’accordo con questa diagnosi?
Assolutamente. Il movimento progressista persegue ciò che chiama scienza, ma in realtà non è altro che scientismo. Si tratta di mascherare una metafisica materialista con i paramenti della scienza reale, riducendo l’essere umano a nulla più che a una cosa del mondo che può essere modificata e controllata. Il passo successivo è di respingere qualsiasi autorità che metta in discussione questa deumanizzazione materialista del soggetto: la chiesa, la famiglia, la società civile, la tradizione, la saggezza collettiva che l’Occidente ha sviluppato nei secoli e che è incarnata nelle nostre maggiori opere d’arte, di letteratura e di pensiero. Questa mossa ci lascia privi di radici, legati al presente e ai suoi piaceri materiali e dipendenti dal potere centralizzato del governo il cui obbiettivo è quello di governare le nostre vite secondo i bisogni di una élite tecnocratica. Il risultato è la deumanizzazione dell’essere libero, spirituale e autogovernato che si trova al centro della nostra eredità classica e giudaico-cristiana.

Qui in Occidente, dopo secoli di dibattiti, lotta e guerre siamo giunti alla conclusione che la tolleranza è uno dei nostri più grandi risultati, ma non è forse anche un cavallo di Troia che i nemici delle “società aperte” usano per indebolirci? Come possiamo opporci agli intolleranti se continuiamo a essere tolleranti nei loro confronti?
Quello che chiamiamo tolleranza non è vera tolleranza. La tolleranza è la consuetudine nelle società libere di riconoscere e accettare la diversità unicamente nel contesto di un accordo su valori fondamentali e non negoziabili come la santità della vita umana, l’uguaglianza di opportunità, i diritti individuali, la libertà politica e il resto. Ciò che oggi passa per tolleranza è solamente un eufemismo per una carenza di ideali e di volontà nel volere affermare i nostri principi fondazionali, o una maschera per l’intolleranza nei riguardi di posizioni politiche diverse. Chi non è disposto a difendere i propri valori sarà disposto a difendere qualsiasi cosa, anche una eresia omicida che giustifica l’assassinio perpetuo degli innocenti.

Intorno all’Islam è stata costruita una grande finzione il cui scopo è quello di rappresentarla come una religione di pace e tolleranza nonostante la schiacciante evidenza che non lo è e non lo è mai stata fin dal suo sorgere. Secondo lei quali sono le ragioni principali che sostengono questa falsificazione?
Ovviamente l’ignoranza storica, ma il secolarismo è la ragione principale. I nostri governanti non prendono sul serio la religione. Avendo ridotto la fede a un oppiaceo marxista o a una illusione freudiana, guardano alle cause materiali per spiegare la disfunzione sociale e la violenza. Siccome per loro la fede è solo una scelta di stile di vita, nessuno dei quali è meglio dell’altro, la loro mente non è in grado di comprendere che ci sono persone che prendono la fede in modo sufficientemente serio da uccidere in suo nome. Inoltre il multiculturalismo del nobile selvaggio ha predicato una demonizzazione dell’Occidente, e idealizza qualsiasi cultura che sia esotica e vittima del malvagio Occidente.

Nel suo recente viaggio in Medioriente il presidente Trump ha fatto tappa a Riad prima di recarsi in Israele. Ha stipulato un grande accordo economico con i sauditi e ha dichiarato che sono disposti a collaborare contro il terrorismo islamico, tuttavia sappiamo molto bene che nessun altro ha contribuito più dei sauditi a diffondere il wahabismo in Occidente. Quanta credibilità ha per lei questa alleanza?
Se darà frutti nel contrastare le pretese egemoniche dell’Iran, allora sarà stata una buona idea. Non possiamo sempre scegliere di allearci con chi ha le mani pulite: durante la Seconda Guerra Mondiale abbiamo dovuto allearci con uno dei regimi più maligni e omicidi per poterne sconfiggerne un altro. Questa è la tragedia della scelta umana, non sempre è tra il male e il bene ma spesso è tra il male e il peggio e produce sempre conseguenze imprevedibili.

E d’accordo che sia in Europa che negli Stati Uniti, la diffamazione di Israele da parte della sinistra, è, insieme ad altre ragioni, parte dello stesso processo di odio nei confronti dell’Occidente e dei suoi valori liberali giudeo-cristiani?
Sì, ma non si dimentichi che l’antisemitismo non è terminato con l’Olocausto, finì sottoterra per poi riaffiorare sotto forma di antisionismo. La sinistra odia qualsiasi società che acquisisce la prosperità e l’eguaglianza politica senza seguire i suoi sacri dogmi marxisti-collettivisti.

Il culto della morte e la glorificazione del martirio sono tra I fattori più distintivi del jihadismo islamico e palestinese. Israele ha dovuto confrontarsi per decenni con questa dura realtà, ciò nonostante, da parte di molti occidentali, è Israele che è visto come l’oppressore e i palestinesi come le vittime. Il pro-palestinismo è diventato una religione. Cosa può dirci in proposito?
Gli arabi palestinesi sono stati molto abili nello sfruttare le ossessioni e il narcisismo dell’Occidente. Sappiamo che gli attacchi contro Israele che durano da un secolo sono stati episodi facenti parte di un jihad contro quelli che precedentemente erano dhimmi, i quali hanno avuto la meglio su chi li aveva dominati e quindi sono stati capaci di creare uno stato anni luce più avanzato di qualsiasi stato creato nel mondo musulmano. Dopo che la violenza fallì gli arabi convinsero l’Occidente che la questione fosse l’anticolonialismo e l’autodeterminazione nazionale, motivazioni grottesche da parte dei musulmani che sono stati uno dei poteri imperialisti maggiori della storia e che vedono lo stato-nazione come una imposizione straniera sull’Umma mondiale che dovrebbe essere governata da un califfato basato sulla sharia. E, ancora una volta, gli utili idioti occidentali agiscono come gonzi al servizio dei “combattenti per la libertà” e dei “rivoluzionari” soprattutto quando rappresentano il Buon Selvaggio.

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