Storia di Israele e dell’Ebraismo

Purim ci ricorda l’ombra di Amàn

« Vi è un popolo segregato e anche disseminato fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri. Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io farò passare diecimila talenti d’argento in mano agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale. Allora il re si tolse l’anello di mano e lo diede ad Amàn, l’Agaghita, figlio di Hammedàta e nemico degli Ebrei. Il re disse ad Amàn: «Il denaro sia per te: al popolo fa’ pure quello che ti sembra bene» »   (Ester 3,8-11)

Così è scritto nel rotolo di Ester contenuto nella raccolta dei Ketuvim (Scritti) della Bibbia. Queste parole pronunciate da Amàn, il primo ministro del re persiano Assuero nel racconto biblico, sono un distillato di perfidia e costituiscono l’Ur text dell’odio antiebraico. La voce di Amàn riecheggerà più volte nella storia fino ad oggi, a questo stesso momento. Il suo antecedente è Amalek, il primo nemico di Israele, il quale attacca il popolo di Israele senza una ragione fondata subito dopo la traversata del Mar Rosso. L’attacco di Amalek è del tutto gratuito e rappresenta l’irrazionalità dello scatenamento malvagio mentre Amàn rappresenta la volontà omicida fondata sull’insinuazione, ed è paradigmatico di tutte le accuse che verranno nei secoli nei confronti degli ebrei.

“Non osservano le tue leggi”, dice Amàn, dunque sono da punire, per di più non sono integrati, sono un corpo a sé. Alle leggi del re preferiscono le loro, come fanno dunque ad essere dei sudditi fedeli?. Ecco qui un topos immarcesibile. Gli ebrei non possono essere veri membri di uno stato, di una nazione, sono un corpo estraneo, la loro fedeltà è una finta fedeltà. Le parole del primo ministro sono come quelle del serpente genesiaco, sono un incatenamento, generano il dubbio, la diffidenza. Il re si lascia convincere, ordina che venga fatto ciò che deve essere fatto. Amàn lo ha convinto. La menzogna ha questa forza. L’editto di sterminio viene proclamato.

A questo punto entra in scena Ester, della tribù di Beniamino, una delle due tribù che costituivano il Regno di Giuda prima che fosse distrutto dai babilonesi nel 597, adottata dal cugino Mardocheo, uno degli amministratori del re, e presentata da costui al sovrano quando cercava una nuova moglie. Sarà lei, nel frattempo diventata sua consorte, a sventare il piano di Amàn, Al re ha nascosto la sua origine fino a quando costretta dall’imminente distruzione del suo popolo, perorerà in suo favore riuscendo a ottenere ciò che chiede. L’editto verrà revocato e Amàn impiccato.

Da dove nasce questa volontà omicida? Non dall’irrazionale, come nel caso di Amalek, ma dall’invidia per il prestigio di Mardocheo, l’ebreo che in virtù dell’avere sventato un complotto nei confronti del re è stato insignito del rango di amministratore, e dal fatto che al suo passaggio, non gli si prostra di fronte. Non lo fa perché è ebreo, e a un funzionario del re per quanto in alto egli sia, non può concedere segni di adorazione come si trattasse di una divinità.

Purim ci ricorda che l’odio antisemita ha un’origine assai lontana e si nutre di menzogna. Ci ricorda, che di nuovo, come a Chanukkah, i nemici di Israele non hanno avuto la meglio. Che sia di auspicio, in questo momento così drammatico per la nostra convivenza, non solo per chi è ebreo ma per tutti noi.

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