Editoriali

Putin-Erdogan-Rouhani, quel trio che ha incantato l’occidente

Come si è arrivati alla triplice strana alleanza Putin-Erdogan-Rouhani e ad un’opinione pubblica europea che guarda con simpatia a questo asse, quasi fosse un’unione di forze del bene contro la minaccia del terrorismo islamico che rischia di sottomettere il mondo?
In realtà, di preciso, non lo sappiamo neppure noi.
La macchina propagandistica di Putin è sempre quella di scuola sovietica, ma se una volta faceva breccia solo tra i comunisti europei, oggi anche gli anticomunisti, persuasi del cessato allarme rosso, guardano a Putin con una certa simpatia.
Rouhani e l’Iran sono considerati l’Islam dialogante, gli sciiti che possono tenere a bada l’oscurantismo sunnita, un punto di riferimento per arginare il regime saudita e la dittatura dei petroldollari.
Putin e Rouhani, assieme ad Assad in Siria, sono quindi i nemici dell’Isis in Medio Oriente, anche se non si è mai capito con certezza quali siano i rapporti tra Assad e lo Stato Islamico. Si sa che il dittatore siriano combatte contro Al Nusra, ormai principale forza ribelle ed emanazione di Al Qaeda, che però a sua volta non è in buoni rapporti con l’Isis, che invece sembra non aver mai infastidito troppo il regime siriano limitandosi ad una onesta spartizione del territorio.
A questo tridente che fa sognare l’Europa si è recentemente aggiunto Erdogan. Ex nemico di Putin, nemico giurato anche di Assad, il presidente (sultano) turco ha recentemente rivisto i suoi rapporti con la Russia e sembra intenzionato ad uscire dall’orbita Nato per entrare in quella putiniana. Questo ne fa improvvisamente un amico.
Erdogan, Rouhani, Putin non sono esattamente alleati del mondo occidentale, eppure vengono percepiti come unico baluardo in primis dagli europei.
Molto ha fatto la propaganda, ancor di più l’incapacità di Usa ed Ue di convincere l’opinione pubblica con fatti concreti. Un controllo serio dei confini, una difesa strenua dei valori, una lotta convincente al terrorismo.
La politica estera obamiana, soprattutto durante il primo mandato caratterizzato dall’era Clinton come segretario di Stato, si è rivelata deficitaria. Gli ambigui rapporti con l’Arabia Saudita e con un certo mondo oscurantista musulmano, gli accordi suicidi con il regime iraniano e il quasi abbandono di Israele hanno fatto il resto.
L’Ue mai pervenuta.
Non possiamo stupirci se oggi il mondo occidentale consideri Russia, Turchia e Iran il male minore, così come Assad. E’ colpa dell’incapacità di un’intera classe dirigente ed è ormai una certezza granitica quasi impossibile da scalfire.
Il vertice di ieri, in cui si sono incontrati i tre leader che ormai tutto il mondo guarda, Putin, Erdogan e Rouhani, è servito a discutere delle prossime strategie in Medio Oriente. Sicuramente, organizzazioni terroristiche come Hezbollah sono entrate nei discorsi.
Sarà anche colpa dell’ignavia obamiana e mogheriniana, ma è davvero inquietante che il mondo occidentale ora guardi a un regime oscurantista e antisemita come quello iraniano, ad un sultano antidemocratico come Erdogan, ad un’ambigua Russia che certo mai penserà agli interessi europei e ha cattive amicizie in Medio Oriente.
Sarà interessante capire le mosse, in questo scenario, di Israele e dell’amministrazione Trump in Usa.

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