Storia di Israele e dell’Ebraismo

Sull’uso islamico della stella gialla e altre violenze simboliche | di Ugo Volli

Che l’Occidente attuale e in particolare il suo versante “progressista” non abbia simpatia per Israele e si senta invece vicino all’Islam e responsabile per esso lo sappiamo tutti. Come sappiamo che questo sguardo progressista è del tutto indifferente alla realtà, che è tutta intollerante e repressiva, e invece si rappresenti una mitica innocenza e debolezza da proteggere.
Fra i mille esempi che si potrebbero portare di questa volontaria cecità, alcuni gravissimi e sistematici come la pulizia religiosa dei cristiani in Siria, Iraq, Turchia e territori amministrati dall’Autorità palestinese, vi indico oggi solo la proibizione del Natale non solo in Somalia e Tajukistan, che possiamo supporre siano luoghi primitivi e devastati dalla guerra, ma anche nel prospero Brunei, ricchissima enclave dentro la Malesia, il cui sovrano assoluto (certe volte designato come l’uomo più ricco del mondo) ha deciso che chi festeggia il Natale con una canzone o -terribile- con un albero o un cappello rosso sia punito con 5 anni di galera.

E già che siamo da quelle parti, dove l’Islam dell’estremo oriente dovrebbe essere buono e saggio, lontano dai bagni di sangue del Medio Oriente, vi segnalo che la Malesia, contro tutte le regole del comitato olimpico, ha proibito l’ingresso di atleti israeliani al campionato juniores di windsurf.

Piccole cose, ne convengo, di fronte alle mattanze provocate dalle “primavere arabe”. Ma segni chiarissimi di un’intolleranza intrinseca all’Islam, di una sua fondamentale incompatibilità con la democrazia e la convivenza civile, che l’Occidente progressista si rifiuta di vedere.
Ma al di là del tragico ridicolo di tale cieca simpatia suicida, spiegabile solo con un’educazione profondamente deformata dettata dagli intellettuali ex comunisti che hanno trovato nell’Islam un sostituto per i loro sogni falliti di dittatura del proletariato, ci sono alcune cose in questo atteggiamento che non possono non indignare.
Per esempio è successo nei giorni scorsi che un gruppo di professori e di allievi dell’Università di San Diego in California, uno dei migliori atenei del mondo, abbiano deciso di indossare la stella gialla imposta agli ebrei dai nazisti (e prima da molti stati cattolici e prima ancora, un’invenzione islamica, frutto del genio del califfo Omar II nell’ottavo secolo) per protestare contro “l’islamofobia”.

Ora che un gruppo guidato da tal Bahar Davary, professore di teologia islamica di origini iraniana, cioè legato alle infinite dichiarazioni antisemite dall’Islam, che partono almeno dal Corano e anche alle minacce quotidiane di annientamento di Israele praticate dal suo paese, si appropri dello strumento più pubblico del carattere antisemita della Shoà per protestare contro quella che lui chiama il dominio della “retorica antimusulmana”, che forse ha qualcosa a che fare con gli attentati islamisti di Parigi, Londra, Madrid, Bruxelles, New York ecc., ma soprattutto di Gerusalemme e dintorni, è peggio di una sciocca banalizzazione (in cui sono caduti tanti, compreso Marco Pannella da noi).

E’ una provocazione, un tentativo ignobile di confondere gli assassini e le vittime. Che nessun altro, salvo le comunità ebraiche americane abbia protestato, che nessuno protesti perché proprio i musulmani i quali hanno discriminato, umiliato e massacrato per più di un millennio gli ebrei (e i cristiani, naturalmente) e che continuano a praticare nei limiti della loro possibilità l’eliminazione delle altre religioni, si fingano perseguitati e tolgano alle vittime anche i segni della discriminazione che loro stessi gli hanno imposto per primi – questo è un segno terribile della decadenza politica e anche morale del nostro mondo.

Ugo Volli per Informazione Corretta

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