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Leon Werth ed Il Piccolo Principe

A LEON WERTH

Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a u a persona grande. 
Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa.
Questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata.


E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano).


Perciò correggo la mia dedica:

A LEON WERTH

Quando era un bambino

Così inizia la bella favola, per bambini e grandi con occhi di bambino, che è il piccolo capolavoro di A. de Saint Exupery. Il Piccolo Principe è una tra le opere letterarie più celebri del XX secolo e tra le più vendute della storia. Pubblicato negli Stati Uniti il 6 aprile 1943, in inglese, e qualche giorno dopo in francese, il libro è stato tradotto in 253 lingue e dialetti e stampato in oltre 134 milioni di copie in tutto il mondo.

Della sua preziosa dedica non si parla invece molto.  Chi è Leon Werth?

Giornalista, critico d’arte, saggista e scrittore, Leon Werth nacque a Remiremont nel 1878, da una famiglia ebrea. Studiò letteratura e lavorò per numerose testate occupandosi prevalentemente di critica d’arte. Nel 1913 pubblicò la sua prima novella, La Maison Blanc, un viaggio nei meandri della malattia raccontato attraverso l’esperienza di un paziente ammalato di cancro. Gli valse la finale del premio Grancourt nello stesso anno.

Nel 1922 sposò Suzanne  e tre anni dopo arrivò il figlio Claude. È del 1931 l’incontro con Saint-Exupery, con il quale nacque una forte e solida amicizia. I due non avevano molto in comune: Werth era anarchico, ebreo, sostenitore della sinistra Bolscevica, oppositore di Stalin e fortemente critico verso il nascente Nazismo. Ventidue anni più vecchio di Exupery, con uno stile narrativo surrealista, autore di dodici volumi e di molti pezzi per riviste, era sostanzialmente l’opposto dell’altro.

Inviato al fronte come radio operatore, servì l’esercito nella Prima Guerra Mondiale per 15 mesi prima di essere sollevato dall’incarico per una infezione. Poco dopo quell’esperienza scrisse Clavel, soldato, un’opera pacifista e pessimistica che rappresentò un vero e proprio scandalo quando venne pubblicata nel 1919, e che venne citata nel monumentale saggio di Jean Norton Cruz sulla letteratura francese della Prima Guerra Mondiale come il più fedele ritratto della vita di trincea.

Oltre alla dedica del Piccolo Principe, Werth è destinatario di un altro libro dello stesso autore, Lettera a un ostaggio, e il referente di altri tre. La dedica del Piccolo Principe è probabilmente una delle più toccanti mai scritte.

Durante i primi mesi della Seconda Guerra Mondiale, Exupery viveva a New York e stava scrivendo il suo più famoso libro, pensando spesso all’amico e alla sua Francia. Come ogni anno invece, nel giugno del 1940, Werth al volante della sua Bugatti lasciava Parigi per recarsi nella cittadina di Saint-Armour dove era solito trascorrere le vacanze, nel Canton Giura. Di solito il viaggio durava nove ore, ma quell’anno fu diverso. I tedeschi erano alle porte di Parigi ed i suoi abitanti in fuga si riversavano per le strade in ogni dove, assieme a milioni di altri francesi e rifugiati. Il viaggio di Werth durerà tretantré giorni, e sarà raccontato nel suo più famoso romanzo, che porta questo titolo. Nel testo, l’autore descrive timori  e speranze di una nazione nel caos politico. Salvato proprio da Saint-Exupery, che lo portò negli Stati Uniti e ne scrisse la prefazione, il libro di Werth I trentatré giorni rimase perduto per decenni, e pubblicato solo nel 1992 da Viviane Hamy, che curò in seguito la pubblicazione di molti altri lavori di Werth. Oggi è una lettura obbligatoria nelle scuole francesi. Il librò è stato recentemente tradotto per la prima volta in Italia e pubblicato da Bompiani.

Nel 1941 Werth fu costretto a registrarsi come  ebreo e tuti i suoi lavori vennero messi al bando, e proibite nuove pubblicazioni. La moglie Suzanne fu attiva nella resistenza e l’appartamento dei Werth dette rifugio a molti ebrei in fuga e fu base di trasmissioni radio illegali. Werth visse in povertà solo, al freddo e affamato: il suo Déposition, nella forma di un diario, venne pubblicato nel 1946 e rappresenta una dura accusa alla Francia di Vichy.

Saint-Exupery fece ritorno in Francia nel 1943: “non sopporto di stare lontano dagli affamati … parto per incontrare le loro sofferenze e stare vicino a coloro che mi sono cari”. Alla fine della guerra, che Saint-Exupery non vide, Leon Werth affermò: “La Pace, senza Tonio (Exupery), non è davvero Pace”. Werth non vide il Piccolo Principe che cinque mesi dopo la morte dell’amico, quando la casa editrice Gallimard gliene inviò una edizione speciale.

Delle molte traduzioni esistenti, una recente versione in dialetto Toscano è stata curata ed illustrata dalla sottoscritta ed è disponibile cliccando qui.

 

1 Commento

1 Commento

  1. Avatar

    Andrea Collaro

    7 Agosto 2017 a 12:58

    Davvero toccante come ricostruzione.
    Mi ha fatto scoprire molte nuove cose riguardo Exupery e il “bambino” a cui l’autore dedicò il Piccolo Principe e altri libri.
    Davvero memorabile. Grazie

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