Attivisti filo-palestinesi irrompono al King’s College di Londra e aggrediscono studenti ebrei

Erano oltre cento gli studenti che stavano ascoltando una conferenza che aveva come relatore Ami Ayalon, ex capo dello Shin Bet, al King’s College di Londra, il quarto più antico college inglese, ma sono stati bruscamente interrotti dall’invasione di circa 60 manifestanti violenti del gruppo ‘Action Palestine’.
“Non appena le porte sono state chiuse, gli attivisti anti-israeliani frustrati hanno cominciato a battere violentemente porte e finestre durante il discorso di Ayalon” ha raccontato il testimone oculare Richard Millett. I manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi e gridato “Free Palestine” e “F * ck Israel!”.
“Poi sono saliti su una finestra per sventolare la bandiera palestinese. E’ scattato l’allarme anti-incendio e sono arrivati furgoni e auto della polizia. Una ventina di agenti hanno protetto l’edificio ” ha scritto su facebook Millett.
“Ironia della sorte, Ayalon parlava davanti a una lavagna in cui erano scritte le regole per rendere più sicure le università. Ma non ci sono spazi sicuri per un ebreo israeliano nelle università britanniche” ha aggiunto il testimone.

David Tamman, studente di Scienze Politiche presso la London School of Economics,  e il co-organizzatore della manifestazione Esther Endfield hanno dichiarato di essere stati aggrediti durante i tumulti.
Tamman ha scritto su facebook che ci sono state “sedie lanciate dentro la stanza e contro di me” e che “da due furgoni della polizia sono scesi più di 15 agenti venuti a proteggere le persone all’interno della stanza”.
“Come è possibile che sia diventato così pericoloso in una delle università più importanti del mondo organizzare un evento? Come è possibile che non si possa farlo senza temere per la nostra sicurezza?”.

Gli attivisti di ‘Action Palestine’, prima dell’aggressione al King’s College, avevano sostenuto che “le idee di Ayalon lo rendono ancora più razzista dell’attuale governo sionista a guida Likud”.
Essi hanno inoltre sostenuto che sia “inaccettabile” collaborare con qualsiasi persona, organizzazione o istituzione “complice di crimini di guerra o violazioni dei diritti umani” o “dare voce ad un criminale di guerra.”
“Invitare a parlare criminali di guerra, a scapito di voci palestinesi che cercano di liberarsi dall’apartheid, non significa libertà accademica. Si tratta di complicità con gli oppressori”.

La polizia londinese ha confermato di non aver effettuato alcun arresto. Un portavoce ha fatto sapere: “La polizia è stata chiamata alle 17: 18 di martedì 19 gennaio, per i tumulti di un certo numero di manifestanti fuori dal campus universitario”. “Gli agenti sono intervenuti e hanno riscontrato che un piccolo numero di coloro che stavano protestando aveva guadagnato l’accesso all’edificio. La manifestazione si è conclusa circa alle 18:45. ”

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La contestazione al King’s College non è un fatto isolato: gli attacchi e le censure anti-israeliane nelle università britanniche sono aumentati negli ultimi anni.
In Gran Bretagna sono tredici le organizzazioni studentesche che hanno aderito alla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele, quattro hanno introdotto il boicottaggio accademico completo, cioè il divieto assoluto di invitare alle Università i rappresentanti delle istituzioni israeliane.

Riccardo Ghezzi

Giornalista pubblicista, a un certo punto della sua vita si è accorto di essere più interessato alle vicende di Israele che a quelle italiane. Ha raccolto intorno a sé un gruppo di amici reali e virtuali, competenti e informati su Israele, storia e cultura ebraica, Medio Oriente. E si è convinto che con loro si poteva avviare un nuovo progetto editoriale, così è nato L'Informale.

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