Editoriali

Fuori dall’Unesco: la decisione di Usa e Israele

La decisione degli Stati Uniti di uscire dall’UNESCO a causa del suo evidente pregiudizio anti-israeliano è una netta presa di posizione che disconosce in pieno l’imparzialità del ramo culturale dell’ONU, da tempo ormai diventato braccio armato culturale musulmano. Già nel 2011 gli Stati Uniti avevano deciso di sospendere il loro contributo economico all’associazione dopo l’ammissione della Palestina come membro, ma il passo in avanti dell’Amministrazione Trump segna una tappa più risoluta e in linea con la determinazione espressa già all’ONU dall’ambasciatrice Nikki Haley di contrastare in modo netto i nemici istituzionalizzati dello stato ebraico.

L’UNESCO, quale esecutrice materiale della colonizzazione e della espropriazione culturale ai danni di Israele in ossequio della storia riscritta in chiave islamica, aveva già assestato colpi simbolici rilevanti nell’aprile 2015 e successivamente nell’ottobre 2016, quando aveva sottratto alla loro storia ebraica millenaria il Monte del Tempio e il sottostante Muro Occidentale riqualificandoli con i loro nomi arabi.

Fu Mahmoud Al Habbash, supremo giudice della sharia nonché consigliere per le questioni religiose di Abu Mazn, a certificarne vittorioso l’importanza delle risoluzioni, “La risoluzione dell’UNESCO conferma ciò che pensiamo e in cui crediamo, che Gerusalemme e in particolare la Moschea di Al-Aqsa e il Muro di Al-Buraq (il Muro Occidentale) e la piazza di Al-Buraq, sono luoghi puramente islamici e palestinesi e nessun altro può avere il diritto di esservi associato”.

Non contento di ciò, il 7 luglio di quest’anno, l’UNESCO tornò ancora sul luogo del misfatto per perpetrarne un altro a nome dei medesimi mandanti degli anni precedenti, la cordata islamica composta da Sudan, Algeria, Qatar, Egitto, Oman e Marocco. In quella occasione si trattò della Tomba dei Patriarchi a Hebron, luogo storicamente sacro per gli ebrei essendovi ubicate le tombe di Abramo, Isacco e Lea, e riscritto dall’organizzazione come “sito palestinese”.

Difficile che una precisa agenda politico-ideologica sia espressa in modo più netto e perentorio, così come procede di pari passo l’islamizzazione radicale dell’organizzazione con la probabile salita alla presidenza del rappresentante del Qatar, Hamad bin Abdulaziz al Kawari. Nulla di nuovo sotto il sole. L’UNESCO non fa che continuare la politica anti-israeliana che l’ONU ha fatto propria da cinquanta anni a questa parte, dopo la clamorosa vittoria di Israele nella Guerra dei Sei Giorni del 1967.

Ora tocca a Israele seguire gli USA e abbandonare una organizzazione che da tempo risponde in modo prono a una precisa volontà delegittimante ed espropriativa nei suoi confronti, in virtù di cui la storia viene scritta dai vinti come se essi fossero i vincitori, con la complicità essenziale di numerosi stati occidentali.

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