Editoriali

La vittoria da neutralizzare

Come sottrarre al vincitore della terza tornata elettorale israeliana la sua legittima vittoria? Semplice, unendosi per presentare un disegno di legge per il quale non può essere premier chi, al contempo, è imputato in un processo. E chi dovrebbe presentarla? Una Große Koalition di sodali ma anche di incompatibili, i perdenti, ovvero il centro sinistra Bianco e Blu di Benny Gantz, i partitini di sinistra, Israel Beitenu di Avigdor Lieberman più la Lista araba. Forti di una maggioranza di 62 seggi avrebbero i numeri per potere presentare la legge e farla passare.

L’operazione, a elezioni vinte di nuovo da Netanyahu è al limite della spregiudicatezza. Proporre prima delle elezioni questa iniziativa sarebbe stato troppo rischioso per Benny Gantz, anche se, a seguito dell’impasse elettorale di settembre, l’ex generale aveva già avanzato la proposta a un riluttante Lieberman. Ora le cose sono cambiate.

Netanyahu, infatti, non solo non è stato affondato ma ha riconsolidato la propria autorevolezza. Riuscire a ottenere 36 seggi per il Likud mentre è sotto processo, mostrare di essere in grado di incamerare ancora la fiducia degli elettori, sono fatti che danno di lui un’immagine assai diversa da quella di un leader al crepuscolo.  Intollerabile, per gli avversari. Dunque, a estremi mali, un Netanyahu ancora in sella in barba ai giacobini con ghiliottine di cartapesra, estremi rimedi, una legge contra personam confezionata apposta anche con il concorso di alleati come i parlamentari  della Lista araba, con i quali sia Gantz che Lieberman hanno dichiarato che non formerebbero mai un governo. Eppure, se un governo dovrà nascere alternativo alla coalizione di destra guidata da Netanyahu non potrà evitare di chiedere l’appoggio della Lista araba.

La contraddizione è stridente. Per varare una legge da presentare alla Knesset tagliata su misura contro Netanyahu, Benny Gantz e Avigdor Lieberman ormai uniti nell’obbiettivo di detronizzare il “re”, hanno bisogno dell’appoggio dei parlamentari arabi antisionisti.

Netanyahu, dal canto suo non resterà a guardare i suoi antagonisti uniti nel tentativo di scalzarlo dalla scena e privi di una reale prospettiva governativa se non quella, come già evidenziato, di fare un governo con un partito che ha contestato tutte le iniziative dell’amministrazione Trump a favore di Israele, non ultima il “deal of the century”.

Avrà buon gioco nell’accusare i perdenti di  volersi unire al solo scopo di sovvertire il voto popolare, proponendo una legge che lo renderebbe ineleggibile come premier, e di avere, come unica possibilità realistica di governare il paese, quella di farsi sostenere da una formazione politica che Netanyahu e la parte più consistente dell’elettorato israeliano, che ha votato anche per la coalizione Bianco Blu e per Israel Beitenu, considera nemica dello Stato ebraico.

Con questo scenario, se non riuscirà a cooptare alcuni transfughi dal campo avverso in modo da formare un nuovo governo, Netanyahu non potrà fare altro che spingere inevitabilmente nella direzione di una quarta tornata elettorale.

Torna Su