Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

L’Oréal rinuncia alla testimonial con il velo Amena Khan

Non è finita bene la favola di Amena Khan, la “modella con il velo” messa sotto contratto dall’azienda francese di prodotti di bellezza L’Oréal Paris.
La trentenne musulmana britannica, cofondatrice di Ardere Cosmetics, blogger e particolarmente attiva su Instagram dove ha circa mezzo milione di follower, aveva parlato di “svolta” ed “evento rivoluzionario” quando ha saputo di essere stata scelta come testimonial. Ma la storia commovente è già finita.
Sono stati i tweet intrisi di odio contro Israele a convincere L’Oréal Paris, che evidentemente non si era informata a sufficienza sulle idee e sui contenuti condivisi dalla giovane musulmana, dell’opportunità di fare a meno di lei.


Una vicenda diventata di dominio pubblico nei giorni scorsi: anche L’Informale aveva dato notizia dei tweet antisionisti della “modella con il velo”.

L’idea, per la verità abbastanza anomala, di scegliere una modella velata come testimonial di uno shampoo in nome dell’inclusione e dell’attenzione alle minoranze e alle regole religiose (come quella, appunto, di indossare l’hijab) si è rivelata un boomerang.
Amena Kahn, che indossa il velo da quando ha 20 anni, nel 2014 aveva pubblicato tweet di violenza inaudita contro Israele, definendolo addirittura «Stato terrorista» ed augurandone la scomparsa.
Tra questi tweet, anche parole come «Per secoli arabi, ebrei e cristiani hanno vissuto pacificamente gli uni accanto agli altri in Palestina. Fino alla creazione di Israele» e critiche all’allora premier britannico David Cameron: «Parli di porre fine al terrorismo eppure sei complice nella fornitura di armi a uno Stato terrorista», con l’hashtag «Basta Armi a Israele». Sempre rivolgendosi a Cameron: «Hai offerto un “sostegno convinto” a un genocidio».
A nulla è servito cancellare quei tweet dopo il tam tam mediatico.
Oggi Amena Kahn dice «Sono profondamente dispiaciuta per il contenuto dei tweet che ho scritto nel 2014 e per la rabbia e il dolore che hanno causato. Promuovere la diversità è una delle mie passioni, non discrimino nessuno. Con grande rammarico mi ritiro dalla campagna perché il dibattito che adesso la circonda distoglie dai sentimenti positivi e inclusivi che ne erano all’origine».
Una decisione accolta di buon grado da L’Oréal Paris: «Il nostro impegno è verso la tolleranza e il rispetto nei confronti di tutti i popoli. Siamo d’accordo con la decisione di Amena».

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