Interviste

Luttwak: “Proclamare Gerusalemme capitale di Israele è razionale, Mogherini innamorata di regimi”

L’economista, politologo e saggista Edward Luttwak ha risposto a quattro domande de L’Informale, parlando di Usa e Medio Oriente con la consueta schiettezza.

In una recente intervista all’Informale Daniel Pipes, a proposito dell’Iran, ci ha detto, “In qualsiasi giorno del futuro ci sarà una panetteria senza pane o un distributore senza benzina. Il risultato potrebbe essere un tumulto che si diffonderà attraverso il paese e che finirà per rovesciare il governo. E’ quello che prevedo, ma ovviamente, non posso sapere quando accadrà. Noi che ci troviamo all’esterno dovremmo intraprendere i passi necessari affinché questo giorno si avvicini”. E’ d’accordo con lui? L’occidente dovrebbe appoggiare le rivolte Iraniane anche rischiando che questa posizione possa mettere l’ayatollah nella posizione di dare la “colpa” all’occidente?

Beh non so cosa si intende esattamente quando si parla di occidente. L’Italia non ha strumenti per agire in Iran. I britannici un secolo fa erano efficaci a livello di intelligence operativa, ora non più. La CIA dispone di due o tre soggetti capaci di infiltrarsi in Iran, che parlano farsi, ma hanno limitate capacità operative.
Interventi esterni veri e propri sono difficili ed in alcuni casi controproducenti. La realtà iraniana funziona, e funzionerà in futuro in maniera autonoma fino al collasso del regime.
Mi spiego meglio: l’Iran è un paese di 80 milioni di abitanti, per andare avanti solo ed esclusivamente con i proventi del petrolio dovrebbe vendere 20 milioni di barili al giorno, allora sì che il paese sarebbe ricco. Ma con due, tre barili massimo di export al giorno, il guadagno è quasi nullo.
Chiaramente queste esportazioni sono importanti, ma sarebbe come dire che Israele è capace di mantenere tutto il paese esportando due navi piene di cemento al giorno, ovvero un’assurdità. Dunque l’Iran è un paese sostanzialmente povero, ciononostante le “avventure imperiali” dell’Iran in Siria hanno avuto delle spese militari altissime. Per non parlare di quanto costano le Guardie Rivoluzionarie. L’equazione è molto semplice, le spese per condurre questa guerra sono troppe, il paese non può sostenerle e si giungerà molto presto ad un collasso. Tutto ciò che deve fare l’occidente è aspettare il crollo del regime, perché è solo questione di tempo che ciò avvenga in maniera del tutto autonoma. Intervenire non avrebbe senso con queste premesse.




Gli Stati Uniti, con l’Amministrazione Trump, hanno riqualificato l’Iran come il principale stato islamico sponsor del terrorismo. In questo momento in Medioriente c’è un’inedita convergenza tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita finalizzata a contrastare la minaccia sciita. Si tratta di un ribaltamento a 180 gradi della dottrina Obama. E’ d’accordo con questa impostazione? Per quale motivo, secondo lei, l’occidente si è spinto così tanto ad equilibrare i rapporti con l’Iran durante l’amministrazione Obama e quali sono le conseguenze che paghiamo oggi?

L’Iran sembra una grande potenza se si guarda la situazione rispetto alla guerra in Siria, ma questa è solo un’immagine che non corrisponde alla verità. L’Iran mette in campo dodicimila soldati in Siria, sono miliziani appartenenti a gruppi sciiti dove la povertà regna sovrana e che per 3, 4 dollari al giorno sono disposti a fare qualsiasi cosa. Vengono reclutati in Iran, Afghanistan, Pakistan.
L’Europa parla continuamente delle capacità iraniane avendo una visione totalmente distorta di questa realtà, e questo perché il regime teocratico è molto bravo a vendersi e a nascondere la propria natura fallimentare. Guardiamo solamente come stanno pubblicizzando l’aumento del prezzo del petrolio, come se una variazione cosi insignificante potesse davvero far fronte alle esigenze della popolazione: è semplicemente assurdo che l’Europa ci creda.
In ogni caso la responsabilità della sottomissione europea all’Iran si deve alla Mogherini, che è innamorata di questi regimi e fa di tutto per non offenderli, come ha fatto negli ultimi giorni non condannando la dura repressione del regime contro le proteste popolari. Negli Stati Uniti, Obama ha concesso l’accordo sul nucleare perché sperava che l’Iran cambiasse atteggiamento e che diventasse un interlocutore credibile. Ma dopo le numerose provocazioni degli iraniani, specialmente nel Golfo Persico, dove più di una volta hanno minacciato di attaccare le portaerei americane, dopo che per anni gli Stati Uniti hanno visto bandiere bruciate e politici inneggiare alla distruzione dell’America, l’amministrazione Trump sta iniziando a comportarsi come avrebbe fatto chiunque sotto minaccia.
Trump crede che un regime del genere, che inneggia alla “morte del grande satana americano” non debba essere considerato un paese amico. Possiamo dargli torto? Chi altri sopporterebbe tanto?
Per quanto riguarda i sunniti è un discorso diametralmente diverso. Queste nazioni sono incredibilmente vulnerabili e dipendono quasi esclusivamente dal petrolio. Quando si è così vulnerabili si ha paura che le proprie risorse vengano attaccate, e la più grande paura delle Monarchie Sunnite, in particolare dell’Arabia Saudita, è che le milizie sciite attacchino le infrastrutture finalizzate all’estrazione e all’esportazione di petrolio. Chiaramente nella loro ottica l’Iran sembra una superpotenza, di conseguenza hanno fatto di tutto per allearsi con Israele, che vuole agire contro l’Iran in maniera più occulta possibile. E’ chiaro che un via libera, seppur tacito, sugli aeroporti dei paesi del Golfo permetterebbe a Israele di avere un raggio d’azione contro l’Iran infinitamente maggiore.




Il recente voto all’ONU contro la decisione americana di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele ha visto una netta contrapposizione tra Europa e Stati Uniti, con l’eccezione di alcuni paesi dell’Europa dell’Est. USA e Israele da una parte e l’Europa dall’altra. Chi è in grado di rappresentare meglio oggi i valori sui quali si incardina l’Occidente? A cosa si deve questa importante spaccatura?

Durante gli anni della guerra fredda Gerusalemme veniva considerata il centro del conflitto tra le due grandi potenze: Stati Uniti e Unione Sovietica.
Patto di Varsavia e NATO hanno scelto di non combattersi in territorio occidentale, perché si sarebbe consumata una guerra nucleare senza precedenti, e hanno quindi iniziato ad espandere le sfere di influenza in altri continenti appoggiando le posizioni degli attori coinvolti nei conflitti interni. Il fulcro dell’attività strategica è stato per decenni il Medio Oriente e il punto del Medio Oriente più conteso in assoluto nella storia è Gerusalemme.
Oggi Gerusalemme è considerata niente più che una città piena di storia e cultura ma non solletica più gli interessi delle grandi potenze. Solo due figure credono ancora nel ruolo strategico di Gerusalemme, ovvero il Papa e Federica Mogherini. Il primo deve crederci giocoforza, essendo la figura più importante del cattolicesimo. La seconda è stata per anni innamorata di Arafat e non vuole abbandonare l’idea che Gerusalemme debba essere consegnata ai palestinesi. Questo è il motivo per il quale in Europa si è fatta grande notizia sulla questione di Gerusalemme ed anche il motivo per il quale è stata trattata nelle ultime settimane come una città dalla grande rilevanza strategica, ma questo è solo lo specchio di quanto l’Europa sia così indietro.
E’ totalmente razionale proclamare Gerusalemme capitale di Israele, di fatto è cosi, tutte le altre opinioni restano mere mistificazioni della realtà, del tutto controproducenti e che rendono l’Europa poco credibile.
Il ruolo dell’ONU anche qua è stato totalmente marginale. E’ necessario rendersi conto che, ad oggi, l’ONU è un “luogo di cerimonie”. Da anni ormai non è più il centro del sistema internazionale, tutto ciò di cui si discute tra quelle mura non ha la minima rilevanza.




Dal Russiagate all’assurda tesi di Biden secondo il quale la Russia avrebbe degli interessi in Italia ( addirittura tanto da accusare Putin di essere intervenuto per i risultati del referendum), sembra che l’Europa sia totalmente ossessionata dalla Russia. Secondo lei a cosa si deve la russofobia europea? Sempre in merito alla Russia, che ruolo si è ritagliato Putin in Medio Oriente? E’ possibile che Israele, Russia e Siria possano trovare un accordo che limiti la presenza iraniana nella zona della Siria più prossima ad Israele e su quali basi potrebbe avvenire un accordo del genere?

Per quanto riguarda il Russiagate, è stato provato che lo sforzo russo di intervenire negli Stati Uniti è stato sotto i venticinquemila dollari. Questo significa che, seppur abbiamo inquadrato un minimo di intervento per influenzare i risultati delle elezioni americane, si parla di una cifra totalmente irrisoria, a fronte di un’esagerazione nella presentazione del caso da parte dei media statunitensi. Non difendo certamente questo tipo di azioni, lo considero uno schifo, ma allo stesso tempo sono realista e confermo che un investimento del genere non ha davvero alcun peso in un paese come gli Stati Uniti.
In Europa questo intervento non c’è mai stato. Angela Merkel non può attribuire i guai dei tedeschi ai russi, perché sono anni ormai che le sue politiche non tengono conto della volontà dei milioni di tedeschi, in primo luogo quelle sull’immigrazione.
In Medio Oriente, invece, la Russia sosterrà Assad fino alla fine, sono stati bravi e hanno dato l’esempio di come chi sostiene i russi non venga mai abbandonato. In generale si stanno muovendo benissimo su tutti i fronti: hanno appena concluso un accordo per la vendita di armi ai sauditi, hanno vinto senza riserve in Siria e contemporaneamente hanno mantenuto buoni i rapporti con Israele. Un accordo operativo mediato dalla Russia tra Siria e Israele è certamente possibile perché in un contesto come questo gli attori non si fidano più solo dei propri alleati, ma anche e soprattutto degli attori competenti.
La Russia può essere vista o meno come un alleato ma non può non essere vista come un attore credibile, efficace, competente. Questo lo hanno capito non solo la Siria e l’Iran, ma anche Israele e l’Arabia Saudita, dunque mentre è impossibile che Gerusalemme si sieda al tavolo delle trattative con un incompetente come Abbas, è probabile che si stia già pianificando un accordo con l’asse sciita, mediato dai russi.

 

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