“Non cediamo a odio”. Famiglia di Dafna ospita un amico palestinese, parente dell’assassino

Renana Meir era al telefono con un amico nel pomeriggio di domenica quando ha sentito la madre urlare. In un primo momento, la diciassettenne pensava che la madre si fosse spaventata per uno scarafaggio, non poteva immaginare qualcosa di grave. Ma ben presto si è resa conto della realtà terribile.
La ragazza si è precipitata a vedere cosa stava succedendo, trovando la madre alle prese con l’adolescente palestinese che la stava accoltellando a morte.
“Quando sono arrivata, era già a terra, li ho visti lottare e ho urlato in preda al panico”, ha detto Renana al sito web di notizie Srugim.
“Lui stava cercando di estrarre il coltello dal corpo di nostra madre per attaccare anche noi, ma lei non lo avrebbe mai permesso e continuava a resistere”, ha raccontato Renana. “Nostra madre morente non gli permetteva di estrarre il coltello dal suo corpo, non ha lasciato che ci facesse del male”.
Renana e suo padre Natan hanno rilasciato diverse interviste nei giorni scorsi, parlando con commozione di Dafna, rifiutando di fra trasparire amarezza o odio per il suo omicidio.

Natan Meir ha anche rivelato di aver invitato un amico palestinese di lunga data, parente dell’assassino, e che quest’ultimo è venuto a trovarlo nei giorni di lutto.
Parlando a Channel 2 mercoledì sera, Renana ha detto di sperare che le sue grida abbiano contribuito a spaventare e far scappare l’assassino, poi identificato come Morad Bader Abdullah Adais e arrestato all’interno della sua abitazione.
Il padre del terrorista ha negato di sapere che suo figlio stesse progettando un’aggressione, riferendo però ad alcune agenzie di stampa palestinesi di esserne orgoglioso.
Renana ha raccontato di aver tentato di rimuovere il coltello dal corpo di sua madre, ancora viva, dopo la fuga del terrorista. «Ma poi mi sono ricordata della mia formazione al Magen David Adom (la Croce Rossa dello Stato di Israele) e della regola di non togliere dal corpo alcun oggetto conficcato”.
“Lei respirava ancora”, ha detto Renana. “Le ho chiesto di continuare a respirare, ma già sapevo che era finita”. “Mia madre ha cercato di continuare a respirare, io ho provato a parlare con lei, anche se lei non ha risposto.”
“Spero davvero che non abbia sentito tutte le mie urla” ha detto Renana. “Prima ho chiamato i paramedici, poi ho chiamato mio padre.”
Renana ha poi raccontato il rapporto con sua madre: ” E’ stata davvero come una migliore amica per me; non è stato un normale rapporto madre-figlia. Parlavamo di tutto; lei per me c’era sempre. La nostra famiglia, noi, i suoi figli erano tutto il suo mondo”.
Dafna, 38 anni, infermiera di professione, ha lasciato il marito Natan e quattro bambini di età compresa tra gli 11 e i 17 anni. La famiglia Meir ha inoltre adottato altri due figli, entrambi hanno meno di cinque anni. “Ovviamente i due figli adottivi rimarranno con la famiglia anche dopo l’assassinio di Dafna” ha fatto sapere Natan. “Anche Dafna era stata accolta in una casa famiglia all’età di 13 anni.

Natan Meir ha raccontato di aver appreso della morte della moglie ascoltando la radio.
“Quando Renana mi ha chiamato per dirmi che un terrorista ha accoltellato Dafna, sono salito in auto e ho acceso la radio. Ho sentito la notizia dell’omicidio di una donna di Otniel. Ho spento la radio, già sapevo che era lei”.
“Sono grato per ogni minuto che ho avuto con Dafna”, ha detto Natan in lacrime. “L’ho amata dal primo minuto in cui ci siamo conosciuti quando eravamo entrambi soldati, fino al suo ultimo giorno.  Mi ricorderò sempre i suoi capelli ricci che facevano capolino sotto il cappello invernale”.
Natan ha raccontato di aver capito di voler sposare Dafna pochi giorni dopo averla incontrata.

In un’intervista in lingua ebraica rilasciata al quotidiano Yedioth Ahronoth, Natan ha detto di non nutrire rabbia nei confronti del popolo palestinese per la morte della moglie.
“Non abbiamo rabbia. Io non sono arrabbiato con nessuno. Non ci consoliamo con quella. Noi non malediciamo gli arabi. Mi siedo e parlo con i miei figli e non ho sentito una sola parola di rabbia neppure da parte loro. Non siamo persone che odiano, non lo era Dafna e non lo siamo noi”.
Natan Meir ha dichiarato a Channel 2 che un palestinese che vive in un villaggio vicino è venuto a casa a trovarlo, su suo invito. E’ un amico di lunga data, ma anche un parente del quindicenne che ha ucciso la moglie.
“Sono certo che se avesse saputo, avrebbe impedito a quel terrorista da venire qui, anche a costo della sua vita. La nostra amicizia è molto più forte di tutto”.

Riccardo Ghezzi

Giornalista pubblicista, a un certo punto della sua vita si è accorto di essere più interessato alle vicende di Israele che a quelle italiane. Ha raccolto intorno a sé un gruppo di amici reali e virtuali, competenti e informati su Israele, storia e cultura ebraica, Medio Oriente. E si è convinto che con loro si poteva avviare un nuovo progetto editoriale, così è nato L'Informale.

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