Israele e Medio Oriente

Scoperte in Lituania centinaia di migliaia di pagine ebraiche salvate dalla furia antisemita

Pagine di storia e di cultura ebraica salvate dei nazisti e ora anche dall’oblio hanno rivisto la luce a Vilnius, la capitale della Lituania, conosciuta un tempo come la “Gerusalemme del Nord”. Un tesoro culturale costituito da 170.000 pagine di documenti e manoscritti che si pensava fossero andati perduti durante l’occupazione nazista. La scoperta è stata annunciata il 24 ottobre dall’YIVO Institute for Jewish Research, di New York, e riveste una grande importanza storica perché, come ha dichiarato David Fishman, docente di storia ebraica presso il Jewish Theological Seminary, si tratta del “ritrovamento più importante dopo la scoperta dei Rotoli del Mar Morto”. Questa mole di documenti offrirà dunque preziose informazioni sulla vita degli ebrei dell’Europa orientale prima dell’Olocausto, a testimonianza dell’importanza di Vilnius come centro pulsante della cultura ebraica. Tra i documenti rinvenuti, nel sotterraneo della chiesa di St. George, spiccano manoscritti religiosi – in ebraico e yiddish – registri di shul e di yeshiva, scritti mistici e non solo. In particolare, dieci dei tesori scoperti rimarranno in mostra all’YIVO fino al prossimo gennaio. Di questa selezione molto accurata fanno parte un manoscritto astronomico del 1751 scritto e illustrato da Issachar Ber Carmoly (conosciuto anche come Behr Lehmann), rabbi di Soultz, in Alsazia, che era capo della yeshiva di Jungholtz; un pinkas del 1836 (registro redatto dalla comunità), appartenente agli Hevra Lomde Shas di Lazdijai, una città situata nella parte sudoccidentale della Lituania; un accordo siglato nel 1857 fra la Corporazione dei portatori d’acqua e la Ramayles Yeshiva, nel quale i portatori d’acqua si impegnavano a donare alla scuola rabbinica un rotolo della Torah e a raccogliere fondi per acquistare copie del Talmud, e in cambio la yeshiva concedeva loro a titolo gratuito una stanza, situata all’interno della scuola, dove pregare e presenziare alle funzioni religiose; un taccuino con le Musar shmuesn (lezioni di etica) di Rabbi Josef Leib Bloch, fondatore della Yeshiva di Telz, trascritte da suo figlio Eliyahu Meir, che lasciò la Lituania nel 1941 e istituì la Telz Yeshiva a Cleveland; un contratto di pubblicazione del 1914 di una raccolta di scritti di Yitskhok Leybush Peretz, che insieme a Mendele Moykher Sforim e Sholem Aleichem è considerato uno dei maggiori scrittori yiddish; dieci poesie, di cui una inedita, scritte nel ghetto di Vilna da Avrom Sutzkever, tra i maggiori poeti yiddish; un copia del componimento teatrale Dos yidele del drammaturgo Abraham Goldfaden, padre del teatro yiddish moderno.

La scoperta è il coronamento di una fruttuosa partnership fra l’YIVO – acronimo che sta per Yidisher visnshaftlekher institut, Istituto scientifico yiddish o Istituto per la ricerca ebraica fondato nel 1925 a Vilnius, ma con succursali a Berlino, Parigi e a New York, dove ha sede a Manhattan dal 1940 – e le istituzioni governative lituane, che proseguono l’opera della famosa Brigata della Carta di Vilnius o Vilna, un piccolo gruppo di intellettuali ebrei costituito durante la Seconda guerra mondiale che cercò di salvare il maggior numero possibile di documenti dalla distruzione della Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg – l’unità speciale nazista incaricata di confiscare e saccheggiare i beni culturali e artistici – al fine di preservare la memoria della cultura ebraica. Della brigata facevano parte Herman Kruk e Zelig Kalmanovich, entrambi direttori per anni della principale biblioteca di Vilnius (quella di «via Strashun»), e grazie ai membri della papir-brigade libri, documenti e oggetti di pregio furono nascosti in depositi di fortuna sotterranei (chiamati maline). Poi, la campagna antisemita di Stalin, e fu allora che Antanas Ulpis, un gentile, direttore della Camera del libro della Repubblica socialista sovietica di Lituania, situata nell’ex monastero carmelitano adiacente alla Chiesa di Saint George, nascose la raccolta di libri e documenti nel sotterraneo della chiesa, dove rimasero fino al crollo dell’Unione Sovietica.
Nel 2016, tutti i documenti conservati nella chiesa sono stati trasferiti nella Biblioteca nazionale lituana e poi nel maggio scorso, Jonathan Brent, direttore esecutivo e CEO dell’YIVO, è stato informato del nuovo ritrovamento di 170.000 pagine di documenti riposti nel seminterrato della chiesa di Saint George e che non potevano essere analizzate e vagliate perché nessuno degli archivisti parlava l’ebraico né l’yiddish. La Lituania ha deciso di custodire tutti i documenti nella sezione Judaica della Biblioteca, come parte del suo patrimonio nazionale. È stato però consentito all’YIVO di digitalizzarli per renderli accessibili al pubblico e di selezionarne una decina per la mostra che si è aperta questo mese nei locali dell’istituto a Manhattan. Con quest’ultimo ritrovamento, l’YIVO è già riuscito a salvare circa 1,2 milioni di documenti originali del mondo ebraico dell’Europa orientale.
Nelle parole dell’Istituto, questo “è un momento cruciale per comprendere le dimensioni della storia ebraica, che segna l’inizio di un importante nuovo capitolo nella drammatica storia delle razzie naziste durante l’Olocausto, quando i tedeschi cercarono di distruggere non solo il popolo ebraico (in Lituania, circa il 90-95 per cento della popolazione ebraica fu uccisa), ma la sua memoria e la cultura”.

 

PhotoCredit: YIVO

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