Intervista a Robert Spencer: “Il tempo sta accorciandosi”

Una voce chiara e precisa come quella di Robert Spencer, il direttore e fondatore di Jihad Watch, autore di innumerevoli articoli e bestsellers sull’Islam e il jihadismo, tra cui i più recenti sono, The Complete Infidel Guide to ISIS e The complete Infidel Guide to Iran, è un antidoto all’epoca di depistamenti e confusione in cui viviamo. Dopo l’intervista che ci ha dato a marzo , Robert Spencer ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre nuove domande.

Mr. Spencer, oggi è prevalente la nozione secondo cui l’ISIS non sarebbe realmente islamico ma una ideologia che avrebbe sequestrate l’Islam per promuovere il proprio programma. Lei ha spiegato più volte che l’ISIS rappresenta l’Islam nel suo nucleo più profondo. Questo è ciò che pensano Abu Bakr al-Baghdadi e i suoi seguaci. Quali sono secondo lei le ragioni per affermare che l’ISIS appartiene all’Islam?

L’ISIS non fa che implementare in modo rigoroso ciò che è statuito coranicamente. Le decapitazioni (47:4), la schiavitù sessuale (4:3, 23:1-6, 33:50, 70:30), la sottomissione dei cristiani (9:29), l’imperativo globalista (8:39). Tutto quello che fa l’ISIS si basa scrupolsamente sul Corano e sulla Sunna. Non ci sono dubbi al riguardo.

Nel 1954, in quello che è considerate il suo capolavoro, Tristi Tropici, Claude Lévi-Strauss si è espresse in modo piuttosto dispregiativo a proposito dell’Islam. Tra le altre cose scrisse, “Questa religione si basa meno sulla evidenza di una rivelazione che sulla inabilità di stabilire dei legami al di fuori di se stessa…I musulmani non utilizzano sempre la brutalità per portare gli altri a condividere la loro verità, tuttavia sono incapaci di tollerare l’esistenza degli altri in quanto altri”. E’ d’accordo con questa affermazione?

Sono d’accordo nella misura in cui è specificato che i musulmani possono tollerare l’esistenza degli altri fintanto che gli altri sono soggiogati e si sottomettono all’egemonia islamica. Va aggiunto che la visione islamica degli ultimi giorni include il ritorno di Gesù il profeta musulmano, che romperà la croce, ucciderà i maiali e abolirà la dhimma. In altre parole abolirà lo stato di sottomissione in cui i cristiani e gli ebrei avranno vissuto fino a quel momento e distruggerà gli altri, in quanto altri, completamente.

Non solo negli Stati Uniti ma in tutta Europa la sinistra desidera presentare l’Islam come una religione pacifica. Questo mantra è ripetuto senza sosta anche di fronte al terrorismo di matrice islamica, per il quale sono fornite le spiegazioni più diverse. Il comune denominatore di tutte queste spiegazioni offerte dalla sinistra è che la radice del jihadismo non sia religiosa. Secondo lei, per quale motivo la sinistra è così protettiva nei confronti dell’Islam?

O sanno che quello che dicono è falso, e propagano cinicamente le loro falsità al servizio di un’agenda globalista, oppure credono realmente alle affermazioni secondo le quali i musulmani sono una minoranza disprezzata, le vittime del “razzismo” e dell’ “islamofobia”, e quindi necessitino di essere trattate con particolare sollecitudine, e ciò include il fingere che le radici del jihadismo siano altre da quello che sono realmente.

Sembra che quello che Samuel P. Huntington ha scritto sull’Islam in Lo Scontro delle Civiltà, sia la realtà nella quale viviamo oggi. Le vorrei leggere questo breve passaggio dal libro. “Chi deve comandare? Chi deve essere comandato? La questione centrale della politica definite da Lenin rappresenta il contrasto tra l’Islam e l’Occidente…Fintanto che l’Islam resterà l’Islam (cosa che farà) e l’Occidente resterà l’Occidente (cosa più dubbia) questo conflitto fondamentale tra due grandi civiltà e modi di vita continuerà a definire il loro rapporto anche nel futuro così come lo ha definito nei passati quattordici secoli”. Cosa ha da dire su questa riflessione?

Non c’è alcun dubbio che Huntington fosse nel giusto. Le prime pagine dei giornali dimostrano ogni giorno quanto fosse nel giusto.

Contrariamente all’ebraismo e al cristianesimo, nelle quali una continua esegesi insieme alle circostanze storiche hanno portato a profondi cambiamenti nella comprensione dei testi sacri, tutto ciò non ha avuto luogo nell’Islam. Quali sono, secondo lei, le ragioni principali?

Il Corano afferma, “Oggi ho perfezionato la vostra religione per voi” (5:3). Come può ciò che è perfetto essere riformato o essere disponibile ad accogliere una nuova comprensione? In un hadith Maometto dice anche, “La mia comunità non si accorderà su un errore”. Di conseguenza, se c’è consenso (ijma) su una questione, non può essere più discussa.

L’esercizio del pensiero critico e del giudizio indipendente o ijtihad è stato un importante metodo per affrontare i problemi nei primi secoli dell’Islam. Tuttavia dopo circa 400 anni il mondo sunnita ha chiuso i cosiddetti “cancelli” dello ijtihad e da allora non sono più stati riaperti. Ciò non è successo nel mondo scita dove lo ijtihad è ancora praticato. In questo senso c’è una maggiore opportunità di un eventuale riforma dell’Islam che venga dal mondo scita?

Non si può mai sapere quello che succederà, ma lo ijtihad è il ragionamento autonomo sulle fonti della legge islamica, il Corano e la Sunna. Siccome queste fonti contengono numerose esortazioni alla violenza è improbabile che lo ijtihad possa mai produrre una religione pacifica.

Facendo seguito alla mia domanda precedente lei pensa che esista una possibilità che l’Islam possa essere riformato dall’interno o si tratta solo di un pensiero illusorio?

Nessuno conosce il futuro, ma è estremamente improbabile che ciò avvenga.

In una sconcertante affermazione fatta durante un’intervista, Papa Francesco ha ammesso che la conquista è “intrinseca allo spirito dell’Islam” ma immediatamente dopo ha aggiunto che l’idea di conquista si può rinvenire alla fine del Vangelo di Matteo, quando Gesù invia i suoi discepoli in tutte le nazioni. Cosa ha da dire su questa dichiarazione?

Si è trattato di una delle peggiori dichiarazioni mai giunte da parte di un uomo che ha alle sue spalle una serie di affermazioni scioccanti. Esortare i discepoli a evangelizzare le nazioni significa predicare il Vangelo, non prendere le armi per conquistare e soggiogare. Che il papa abbia equiparato le due cose è la manifestazione di una miopia morale di proporzioni mostruose.

Ora che si stanno avvicinando le elezioni americane vorrei concludere la nostra intervista con una domanda sugli Stati Uniti. Lo vorrei fare, ancora citando Samuel P. Huntington. “Se l’Occidente si unificherà politicamente ed economicamente, dipenderà in modo preponderante dalla capacità degli Stati Uniti di riaffermare la propria identità come nazione occidentale definendo il proprio ruolo globale come leader della civiltà occidentale”. E’ d’accordo?

Sì, del tutto. E può ancora accadere. Ma il tempo sta accorciandosi molto.

Qui l’intervista originale in lingua inglese

Niram Ferretti

Niram Ferretti

Niram Ferretti è nato a Milano. Laureatosi a Roma in filosofia, da anni è ricercatore indipendente relativamente al conflitto arabo-israeliano. Collabora regolarmente con l’Informale e con Progetto Dreyfus. Diverse sue interviste con alcuni tra i più autorevoli studiosi di storia di Israele, islamismo e jihad, tra cui Benny Morris, Daniel Pipes, Robert Spencer, Matthias Küntzel e Mordechai Kedar, sono apparse su Daniel Pipes.org, Middle East Forum, Frontpage Magazine, Jihad Watch, raymondibrahim.com. E' autore di "Il Sabba intorno a Israele: Fenomenologia di una demonizzazione", di prossima uscita presso Lindau.

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